Ciaspolata sulla serra al suon di pifferi e tamburi

Bollengo, (TO) Piemonte

05 Febbraio 2012                                             

I ciaspolatori Chico e Alessio

Sembra di essere in Siberia, il termometro segna meno 12 gradi, le condizioni farebbero girare la testa sul cuscino, ma quando ricapita un’ occasione cosi? Poter ciaspolare vicino a casa, andiamo sulla Serra? Ma si neve ne ha messa e li sentieri ce n’è da perdersi. Arriviamo in cascina da Alessio che è già praticamente ibernato, ora c’ è meno 8 ma non è che sti quattro gradi in più cambino qualcosa. Ci incamminiamo e appena dopo il campanile romanico di San Martino possiamo calzare le ciaspole. Qui il sentiero inizia a salire, sembra che qualcuno sia già sceso da li con la tavola da snowboard, in effetti la quantità di neve è notevole e permette di sciarci sopra. Gli alberi sono tutti bianchi, alcuni piegati dal peso della coltre bianca. Man mano che saliamo c’ è sempre più neve e in alcuni tratti battere la  traccia è più impegnativo. Questa zona offre tante varianti, ci sono tantissimi sentieri che formano quasi un labirinto e se non li conosci è facile che ti trovi poi a chilometri rispetto a dove pensavi di essere. Arriviamo su un piccolo pianoro dove c’ è una paratia in legno, da qui già si gode un bel panorama, si spazia sulla pianura canavesana, si vede la Cavallaria, la Valchiusella e l’ imbocco che porta in Val d’ Aosta, la foschia non permette di vedere il Monviso. Ogni tanto le vie d’ accesso che collegano all’ alta via dell’ anfiteatro morenico si intrecciano al sentiero. Arriviamo su una mezza dorsale, mancheranno circa duecento metri al ripetitore, qui giriamo a destra e seguiamo una carrozzabile che taglia orizzontalmente la collina. Il silenzio è assoluto, gli unici suoni che arrivano sono le melodie dei Pifferi e Tamburi che da Ivrea arrivano sino a noi. Potenza del suono e della sua propagazione si possono distinguere le pifferate che ci fanno capire che oggi è giornata di Carnevale. Seguiamo lungo il nostro sentiero, questo tratto deve già essere stato percorso da un fuoristrada che ha lasciato i solchi sulla neve, camminarci con le ciaspole è una maledizione per le caviglie. Alessio ci fa strada, lui conosce bene questi luoghi, Alice è in forma e tiene passo deciso. Ogni tanto cade qualche scarica di neve dagli alberi e sono gli unici rumori che ora sentiamo, che pace, sembra di essere in montagna e invece non siamo neanche a 600 metri di altitudine. Inizia la nostra discesa che ci farà chiudere l’ anello programmato da Alessio, ad un certo punto vedo uno strano ramo sulla neve infatti è cosi strano che invece trattasi di una carcassa di un animale, sembrerebbe un conghiale, immagine inquietante che pone mille dubbi su come si trovi li. Sembra quasi divorato da altre bestie, magari il poverino è morto di stenti e poi consumato dalle fiere  oppure usato come esca dai cacciatori. Questo sarà il dubbio di cui si parlerà per un quarto d’ ora. La discesa intanto sta per avere termine, il sentiero è sempre largo e ci porta nei pressi della cascina appena sotto al campanile che avevamo passato all’ andata. La ciaspolata sulla Serra morenica di Ivrea è conclusa. Sicuramente ci fosse sempre cosi tanta neve sarebbe un luogo ideale per gite con le ciaspole perchè tutti questi sentieri offrono centinaia di varianti, ovviamente con un’apposita segnaletica permetterebbero una buona affluenza turistica, ma stavolta il meteo è stato un caso eccezionale e noi ne abbiamo potuto approfittare. Queste zone sono ottime anche per allenarsi per il trail running e per fare delle belle passeggiate nei boschi a respirare aria buona. E dopo una bella sgambata non ci resta che rifocillarci con una piatto di faseuj grass  in cascina che per me sono meglio di ostriche e caviale. Oggi è stata una giornata veramente nelle nostre terre!! Grazie ad Alessio  per averci condotto in questi bei posti!

Le foto della giornata.

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Lago Vargno

Fontainemore, (AO), Valle d’ Aosta

21 Gennaio 2012

Altitudine partenza: 1445 mt. s.l.m.                                    
Altitudine arrivo: 1684 mt. s.l.m.
Dislivello: 239 mt
Tempo di salita: 1 h e 45 min
 

Giornata ventosa, rischio valanghe 3, all’ ultimo si decide di andare in un posto tranquillo, vicino a casa, poi la poca neve difficilmente li sarà pericolosa. Arriviamo a Coumarial e qualche spolveratina di farina il giorno prima c’ è stata, forse più di riporto. Questa volta fa parte della truppa anche Titti che sembra più un cane san Bernardo vista la sua passione per la neve, infatti appena scesa dalla macchina si rotola nella neve colma di gioia come se fosse arrivata nel paese dei balocchi.

Consiglio fortemente a chi viene qui di fare prima una capatina al ristoro  e utilizzare le cartine che offrono i gestori, qui hanno avuto l’ intelligenza di far capire attraverso le cartine le difficoltà dei percorsi e la possibilità di orientarsi lungo i sentieri. Davvero ben organizzati. Ciaspole ai piedi ci avviamo lungo la pista di fondo, arrivati al primo bivio seguiamo l’ indicazione delle ciaspole di colore blu si segue il percorso salute estivo. La pista è piuttosto pianeggiante, siamo in una conca protetta e il vento è pressochè assente, già si gode un buon panorama. Titti ha già percorso tre volte il nostro tragitto visti i vari avanti indietro che compie.  Seguiamo lungo la pista di fondo, arrivati in zona Cevassa l’ indicazione blu farebbe girare a destra per passare nel bosco che porta a pian Fountana e poi a Crest, noi seguiamo lungo la pista, sarebbe un giro troppo lungo. In alcuni punti siamo baciati dal sole, ma buona parte rimane in ombra. La strada tende a scendere sino ad incrociarsi con la strada che sale Pillaz. Da qui in avanti, il percorso si impenna in una costante salita, non ripidissima, ma alla lunga si fa sentire. Alice immortala parecchi particolari e Titti annusa qualche rametto che il vento ha rubato agli alberi a bordo pista. Costeggiamo sempre il bosco sino alla fine della pista di fondo, qui finisce anche la neve battuta e l’ unica traccia che resta è quella dei binari di qualche sci alpinista passato in precedenza. Qui la salita si fa più impegnativa e inizia una serie di tornanti che fanno prendere quota in poche centinaia di metri. A sinistra la vallata è tutta bianca e le caratteristiche baite in pietra sono disabitate, avranno vita in estate. Sulle creste si vede che il vento spolvera le cime. Davanti a noi si presenta la cima del Mont Mars, continuiamo a salire e si intravede la diga del lago, un segnavia ci indica che mancano ancora una decina di minuti.  Ma ne bastano la metà per arrivare al lago, il sentiero ci porta un po’ più sopra le sponde nei pressi di una baita dove possiamo sbranare il panino della ciaspolata e Titti la sua dose di crocchette. Il sole ci permette di goderci una bella sosta, il lago è completamente ghiacciato e il Mont Mars gli fa buona ombra. Il silenzio regna sovrano, sopra di noi il cartello che illustra che siamo nella riserva naturale del Mont Mars, ci sarebbe piaciuto vedere qualche animale, ma oggi è andata male. Si alza maggior vento e optiamo per il rientro seguendo il percorso di salita.

Gita abbastanza semplice, gli ultimi due km sono buona parte del dislivello complessivo, zona tranquilla in caso di forti nevicate meglio informarsi sui pericoli valanghe dal bivio pista Vargno in su. Per chi non ama i posti affollati !!!!

Se volete vedere le foto della giornata cliccate qui.

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Punta Leretta

Fontainemore (AO), Valle d’ Aosta.

04 Gennaio 2012

Altitudine partenza: 1450 mt. s.l.m. 

Altitudine arrivo: 1997 mt.s.l.m.

Dislivello: 547 mt.

Tempo di salita: 2 h c.a.

Il meteo è incerto, io e Alessio optiamo per stare vicini a casa e Fontainemore non è cosi distante, quindi scegliamo come nostra meta, Punta Leretta. Arriviamo a Coumarial, piccola frazione di Fontainemore. Il tempo per un caffè presso il bar- ristoro e qui veniamo indottrinati dai gentili gestori riguardo il percorso da seguire visto che per la scarsità di neve le paline che segnavano il percorso per la cima non sono state piazzate. Presso questa struttura ci forniscono anche una piantina stilizzata del percorso che si rivelerà utile. Fuori sta nevischiando e il cielo è piuttosto coperto, decidiamo di salire lo stesso, sembra che la pressione si stia alzando e che il cielo tenda a migliorare.  Per Alessio è il battesimo delle ciaspole e il tempo ci deve regalare una bella giornata. Inforchiamo le ciaspole e saliamo subito lungo la pista da fondo, la strada è piuttosto larga e battuta e si sale facilmente. Ci sono altri ciaspolatori, salutiamo e proseguiamo lungo i tornanti della strada. Il percorso si snoda sotto i pini e come sempre in questi luoghi il rumore delle ciaspole sulla neve rompe quel silenzio che la montagna sa regalare. Si inizia a prender quota, si arriva a Vercosa , man mano che si sale la vegetazione si dirada, si arriva all’ alpe Leretta, qui si dirama la traccia del segnavia per l’ alta via 1, a noi tanto conosciuta per essere la traccia del Tor des Geants. Qui occorrerebbe svoltare a sinistra lungo il pendio verso il bosco, noi sbagliamo e andiamo dritti sino a passare la baita di Gouillas, da qui ci infiliamo nel canalino sotto le piante per arrivare alla base di un vallone piuttosto pietroso, la posizione non ci convince e optiamo per tornare indietro anche se poi verremo a sapere che si poteva passare anche di li pur essendo meno agevole.

Dopo aver ripiegato sulla traccia giusta arriviamo nel boschetto che sale verso la cima, qui  la traccia passa in luoghi davvero caratteristici, dei saliscendi davvero divertenti, poi si affronta un traverso sottocosta in una zona ripida ma la traccia ben definita non crea nessun pericolo. Alessio ha buona gamba e andiamo su tranquillamente, si riprende una salita nel bosco e dal fondovalle inizia a salire  un vento piuttosto freddo, ora la salita inizia a diventare piuttosto decisa, si arriva nella cresta ( piuttosto larga ) sempre in salita che impegna non poco, poi finalmente ecco la punta che appaga dello sforzo appena sostenuto.

Bellissimo lo spettacolo che ci si pone davanti, il Mont Mars per prima cosa, lo si può ammirare così imponente proprio davanti a noi, poi il mont Crabun, la Pointes des Pierres Blanches, il Mont Nery e in lontananza la verticale piramide del Monviso.

La colma della Leretta è piuttosto sicura e larga, mangiamo un panino e via è ora di scendere, davanti a noi si potrebbe optare per la crestina che conduce a Pian Dou Juc per chiudere l’ anello, ma preferiamo tornare dal percorso di salita.

Bella escursione,  facile ma l’ ultimo pezzo è abbastanza impegnativo, non si deve arrivare li affannati, il compagno di oggi Alessio è ottimo atleta quindi non abbiamo avuto problemi. Bella giornata e ottimo compagno, il tempo alla fine ci si è alleato e ci ha regalato dei bei panorami. Per chi ama la tranquillità e i posti non caotici Coumarial è un posto ideale e da qui si può optare anche per altre escursioni, poi al bar ristoro vi sapranno dare tutte le indicazioni per la vostra gita. Bel posto davvero!

Per le fotografie dell’ escursione clicca qui.

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Santuario de la Clavalitè

Valtournenche, (AO) Valle d’ Aosta

01 Gennaio 2012

Altitudine partenza: 2023 mt. s.l.m           

Altitudine arrivo : 2530 mt. s.l.m

Dislivello: 507 mt

Tempo di salita : 1 h 50 min

Non c’è modo migliore di cominciare l’anno se non godersi una tranquilla giornata in montagna, tra la neve. Ci tenevo a tornare nella conca di Cheneil e far ammirare ad Alice i panorami che i suoi colli possono offrire. Non facciamo la levataccia, ce la prendiamo con calma tanto per strada ci sarà poca gente, saranno ancora tutti rintronati dal veglione notturno. Arriviamo al parcheggio di Barmaz, ci sono alcune macchine, non mi stupisco, questa è gran meta per ciaspolatori e ski alper. Ci prepariamo, calziamo le ciaspole e ci dirigiamo verso la rampa che sale subito bella decisa, oltre a tagliare subito il fiato è un buon scalda gambe. Scolliniamo e non si può non fermarsi ad ammirare questa meraviglia naturale. L’ occhio cade subito sul borgo di Cheneil, ad osservarlo da quassù sembra che il tempo in questo luogo si sia fermato e che la civiltà non abbia messo piede qui. Bellissimo vedere un gruppo di cavalli girare liberi senza recinto e intenti a mangiare la loro razione di fieno. Passiamo davanti all’ albergo di Cheneil, qui qualche famiglia si sta preparando per un’ escursione. Iniziamo la salita, siamo circondati da vette importanti, la Roisetta, la becca d’ Aran, il Gran Tournalin e il Petit Tournalin e il Cervino che in questo momento ha un “cappello” piuttosto denso. Subito si presenta a noi il boschetto, la traccia è ben marcata, pensavo che la nevicata del giorno prima avesse coperto un po’ di più invece non c’ è da battere nessuna traccia nuova. Il cielo verso il colle davanti a noi è piuttosto velato, dietro un pallido sole cerca di uscire, non sarebbe male ma sembra che il tempo voglia migliorare. La traccia sale dritta e ogni tanto un piccolo pianoro ci fa rifiatare, tutto attorno è completamente bianco, che pace, il silenzio della vallata viene interrotto dal passaggio dell’elisoccorso. Ci voltiamo e ora il Cervino si è spogliato di quelle nubi che lo nascondevano. Arriviamo al colle fontanafredda, il vento si fa sentire, uno sguardo verso punta Falinere, alcuni stanno per raggiungere la vetta. Noi andiamo in direzione opposta e a meno di 200 mt. arriviamo al santuario de la Clavalitè che fa da divisore con la conca e la vallata di Chamois. Sotto di noi l’ arrivo della seggiovia, ma tutt’ attorno lo scenario di questo arco alpino è da gustarsi in religioso silenzio. Mangiamo qualcosa e gli occhi non riescono a staccarsi dal panorama. La discesa la affrontiamo attraverso il canale subito sotto il santuario, ci sono tracce appena aperte, qui le ciaspole sprofondano che è un piacere. Velocemente termina il canale e ritroviamo la traccia di salita, e in meno di un’ ora arriviamo nuovamente a Cheneil. Sicuramente questo è un posto ideale per ciaspolare, di solito c’ è sempre neve e la conca resta in pieno sole, in più le alternative di percorsi non mancano e le difficoltà sono modeste. Abbiamo impiegato poco meno di 2 ore per salire. Fortemente consigliato a tutti, e intanto buon 2012 a tutti !!!

Per vedere l’album completo della ciaspolata clicca qui.

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Lago Eco Trail 2012

Azeglio (TO), Piemonte

15 Aprile 2012

Il Canavese, è una palestra naturale, nel senso che si presta a ospitare qualsiasi sport, grazie alla sua conformazione geologica e naturalistica. E fortunatamente negli ultimi anni persone che hanno un forte spirito organizzativo hanno saputo cogliere quello che la natura ci offre organizzando eventi sportivi di qualità. Questa volta lo scenario è quello della conca morenica attorno al lago di Viverone e il gran cerimoniere è il vulcanico Giovanni Da Savoia, già patron in passato della Granfondo di Azeglio, che dopo un’ astinenza organizzativa di un paio d’ anni, questa volta ci tira fuori dal cilindro un bel trail. Nella nostra zona, il trail running sta prendendo sempre più piede, e oltre alle classiche skyrunnig storiche, lo scenario collinare offre la possibilità di inventarsi percorsi sempre nuovi, negli ultimi anni infatti da Candia (Erbaluce Night Trail), a Ivrea (Teva Outdoor Extreme Game Trail Running) e l’ anfiteatro morenico (Morenic Trail), abbiamo visto nascere gare che rispecchiano lo spirito del trail running e se per i trailer locali questi sentieri sono conosciuti perchè luoghi di allenamento, per chi viene da fuori sono tratti di full immersion nella natura a cospetto delle montagne che fanno da cornice. Nasce quindi quest’ anno il Lago Eco Trail, la formula è piuttosto interessante, tre tipologie di percorso con chilometraggio differente, per chi vuole avvicinirasi a questa discilplina  è consigliato il percorso da 15 km, che io consiglierei anche a chi vuole fare una lunga passeggiata nella natura. Più impegnativo il secondo percorso quello da 30 km, distanza che richiede una preparazione più adeguata. E infine la distanza maggiore, la 56 km, in questo caso corre chi ha le gambe buone, soprattutto perchè siamo ancora a inizio stagione e tanti motori non saranno ancora rodati, ma il fatto che questa gara sia inserita nel circuito della IUTA di Ultra Trail fa presagire che diversi nomi di spicco del panorama nazionale prenderanno parte all’ evento. Che tipo di percorso troveremo ? Personalmente non conosco i tracciati effettivi, ma saranno sicuramente belli nervosi, la zona collinare attorno ad Azeglio offre salite brevi, ma toste e discese a volte piuttosto tecniche, oltre a passaggi panoramici lungo le rive del lago di Viverone. Presumo quindi che anche gli occhi avranno il loro premio. Inoltre essendo una gara di trail una vera festa, non mancherà la parte gastronomica e qui il buon Giovanni si sta prodigando per farci divertire con musica e cibo. L’ appuntamento è quindi per Aprile per il battesimo di questo trail!! Partecipate ci divertiremo !!!!

Ovviamente la manifestazione aderisce all’ iniziativa, IO NON GETTO I MIEI RIFIUTI.

Per la pagina ufficiale dell’ Lago Eco Trail clicca qui.

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Un occhio alla stagione passata e uno a quella futura

Si chiude l’ anno e come a volte si è soliti, proverò a fare un’ analisi dell’ annata sportiva  passata e farò i buoni propositi per quella successiva. L’ inverno ha visto come principale divertimento le ciaspolate, io e Alice abbiamo avuto la fortuna di poterci godere dei bei panorami e anche Titti si è divertita un mondo nella neve, è stato magnifico poter beneficiare di pace e aria buona. Arrivata la primavera, qualche gara corta mi ha fatto riprendere confidenza con l’ ambiente corse. Maggio è stato il mese reale per le gare, la Moonlight half marathon a Jesolo mi ha dato la prima soddisfazione stagionale, con il mio personale sulla mezza maratona, gara emozionante soprattutto per la location, correre lungo la laguna veneziana ha un fascino indescrivibile. Peccato poi per l’influenza successiva che mi ha creato un handicap per il memorial Curnis a Bienca, sicuramente positivo il fatto di aver migliorato il tempo sulla corsa, ma non ho fatto quello che speravo, sicuramente il non poter respirare bene ha influito e quel raffreddore fastidioso me lo sono portato dietro per tutto il mese. Divertenti le gare infrasettimanali del circuito canavesano Uisp, ottime per allenare la velocità, quasi tutte gare da correre in apnea. Giugno è stato un mese tranquillo, ne abbiamo approfittato per qualche escursione in montagna anche se sarebbe bello riuscire a farne qualcuna in più, a Luglio ho partecipato a due gare che  ci terrei ad evidenziare, l’ alpemarathon che mi ha visto percorrere per la prima volta una distanza piuttosto lunga. Questa corsa mi è anche piaciuta per il lato organizzativo, davvero tutto ben curato, bellissimo il primo tratto, meno il finale, ma nel complesso la promuovo a pieni voti. L’ altra gara che mi ha dato una bella emozione è stata la Biella-Oropa salita impegnativa su asfalto che mi ha fatto esaltare per i tratti di notevole pendenza. Il finale di stagione è stato bello tosto, a Settembre ho partecipato alla 5 laghi e all’ Ivrea- Mombarone, entrambe le gare le sentivo parecchio, in entrambe non ho raggiunto il tempo prefiissato per pochissimi minuti, ma in entrambe ho migliorato il tempo rispetto gli anni precedenti, quindi tutto sommato è andata bene cosi, forse avevo fissato dei tempi al di sopra della mia preparazione. Ottobre ha concluso la stagione con il Morenic Trail per primo, e con la maratona di Venezia successivamente. Il Morenic è stato ricco di emozioni, averlo corso a staffetta mi ha fatto condividere qualcosa di bello e divertente con gli altri ragazzi, e il risultato finale è stato il frutto dell’ impegno di tutti. Infine la maratona, beh che dire, era la mia prima e sono felice di averla corsa a Venezia, correre in una città cosi ha qualcosa di magico, i ponti finali un ostacolo durissimo, ma avvincente, il calore della gente, tutto fantastico, questa gara mi ha anche aperto gli occhi sul fatto che forse non averla preparata a dovere ha lasciato i suoi strascichi a livello fisico. La cosa più bella però è stato condivedere questa gioia con Alice, anche lei finisher in laguna e ormai proiettata nel mondo delle maratone a 360 gradi. Un’ annata positiva ricca di miglioramenti che mi da entusiasmo per affrontare il 2012 con ancor più voglia di migliorare e divertirmi, con l’ entusiasmo di Alice che ha trovato la sua dimensione per allenarsi con continuità e migliorarsi anche lei. E’ stata un’ annata condivisa anche con altri ragazzi che mi hannno aiutato tanto a migliorami, grazie a Macho, Lorenzo, Mario, Stefano, Alessio, Francesco, Claudio che con i loro allenamenti mi hanno permesso di aumentare i carichi di lavoro e la velocità, ma soprattutto perchè ci siamo divertiti tanto. Attualmente io e Alice ci stiamo preparando per la maratona di Roma che affronteremo a Marzo, successivamente proveremo un trail che nascerà quest’ anno (Lago Ecotrail ad Azeglio) e che consigliamo fortemente per i luoghi in cui si passa, uno scenario totalmente immerso nella natura a cospetto del lago di Viverone e delle colline moreniche della conca di Azeglio. Maggio sarà mese intenso con la mezza di Jesolo che sicuramente replicheremo, e la Curnis. Quest’ anno vorrei fare anche un trail lungo quindi cito alcuni nomi, Monte Soglio, Valdigne e magari Morenic in forma singola. Ancora una gara che è una certezza visto che ci siamo già nuovamente iscritti, beh Venezia la replichiamo sicuramente.  Ora ci teniamo a fare a tutti voi e alle vostre famiglie gli Auguri di Buon Natale e di un Felice Anno Nuovo, soprattuttche sia ricco di corse !!!!!! Presto, appena il meteo ci regalerà un po’ di neve come si deve ricominceranno le ciaspolate, con qualche nuova metà che non mancheremo di illustrarvi. Stay tuned.

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Walter Bonatti

Giugno 1930 – Settembre 2011

Bonatti, è stato uno dei più grandi alpinisti italiani della storia, per qualcuno forse il più grande, ma questo non è importante. Importante invece è stato quello che Walter ha fatto nella sua carriera alpinistica e soprattutto come lo ha fatto. dopo aver trascorso l’ infanzia a Monza e aver mosso i primi passi d’ arrampicata sulla Grigna e grazie anche alla ginnastica che lo forgia nel fisico inizia a scalare le più svariate cime delle Grigne . La passione per la scalata gli fa prendere la decisione di lasciare il lavoro nelle acciaierie a Milano per trasferirsi definitivamente ai piedi di quello che sarà la montagna che più lo legherà in modo affettivo, il gruppo del Monte Bianco. Giusto per citare qualche cima, la parete Est del Gran Capucin, il Petit Dru in solitaria, il pilone centrale del Monte Bianco che segnerà un finale purtroppo tragico per alcuni suoi compagni, la solitaria conquista della Nord del Cervino e la conquista del K2 nella spedizione italiana su cui ci furono parecchie polemiche come spesso capita nelle conquisyte alpinistiche. Ebbene proprio da queste false amicizie e da questo mondo a volte carico di invidia walter cercava di tenersi alla larga, cercava sempre di unire alla sua corda uomini che lui reputava amici leali e sinceri. Il suo voler mantenere uno stile alpinistico semplice e senza l’ ausilio di novità ha fatto trasparire quanto rispetto avesse Bonatti per la montagna e soprattutto il voler compiere le imprese il più naturalmente possibile. Proprio questa mancanza di strumenti che oggi sono alla base dell’ arrampicata valorizza maggiormente le imprese dell’ epoca, non esistevano il gore tex, il kevlar i tessuti tecnici e ultraleggeri che oggi sono indispensabili per chiunque, bensi quei pochi e pesanti indumenti e oggetti che venivano impiegati all’ epoca danno quel senso pionieristico alle imprese e accentuano le difficoltà del piccolo essere umano che chiede alla montagna di poter salire.  Nei suoi ricordi e nelle sue descrizioni delle salite su queste importanti vette abbiamo potuto immedesimarci nelle paure e nelle incertezze che si sono impadronite di Walter nei momenti difficili di un’ impresa, ma al tempo stesso è impressionante la lucidità che ha avuto Walter nei momenti chiave di queste avventure, soprattutto la sua resistenza fisica che gli ha permesso di superare passaggi critici e di poter completare un’ acesa o di salvare la vita a qualche suo compagno. Proprio questa tempra di acciaio gli ha permesso di affrontare un bivacco all’ adiaccio a 8100 mt insieme allo sherpa Madhi durante la spedizione sul K2, momenti che abbiamo potutto vivere grazie alle sue parole e che ci fanno capire la drammaticità di alcune situazioni che portano un uomo a tirar fuori risorse che forse neanche lui sa di poter avere. Le montagne franano e cedono prima degli uomini, il Dru ha ceduto nello stesso anno che il suo conquistatore ha lasciato questo mondo terreno, come per voler onorare un uomo che lealmente ha sempre cercato nel mondo alpinistico quella serenità che la montagna sa regalare. Grazie Walter, sicuramente starai facendo un giro sul Bianco col tuo maglione rosso, l’ alpinismo ti deve tanto.

Non esistono proprie montagne, si sa, esistono però proprie esperienze. Sulle montagne possono salirci molti altri, ma nessuno potrà mai invadere le esperienze che sono e rimangono nostre. A mio avviso il valore di una montagna, quindi della sua scalata, è costituito dalla somma di elementi diversi e tutti importanti, l’ estetico, lo storico, l’ etico. Non potrei mai separare questi tre fattori né prescindere da essi, poichè stanno alla base della mia concezione della montagna. C’ è chi, per ignavia, non sa vedere nell’ alpinismo che un mezzo per fuggire la realtà dei giorni nostri. Ma non è giusto. Non escludo che in chi lo pratica possa manifestarsi temporaneamente una qualche componente di fuga, questa però non dovrà prevaricare mai la ragione di base, che non è quella di fuggire ma di raggiungere. ” cit. tratta da “  Montagne di una vita ” Baldini Castoldi Dalai.

Alcune vette:

- via Cassin sulle Grandes Jorasses (Monte Bianco) 4206 mt.

- via Ratti- Vitali salla Aiguille Noire de Peuterey (Monte Bianco) 3772 mt.

- Parete Est del Grand Capucin (Monte Bianco)  3838 mt.

- Aiguille noire de Peuterey cresta Sud  3772 mt.

- Cervino 4478  mt e parete Nord Cervino (in solitaria)  4500 mt.

- Pilastro Sud ovest del petit Dru (Monte Bianco) in solitaria 3733 mt.

- Parete Nord Cima Ovest  di Lavaredo  2973 mt.

- Cerro Mariano (Patagonia) 3573 mt.

- Grivola (Gran Paradiso) 3969 mt.

- K2 ( quota da lui raggiunta ) 8100 mt.

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