La 5 Comuni….. è sempre un piacere…..

Alice Superiore, (TO) Italia

25 Aprile 2017

 

Per me salire in Valchiusella è sempre un piacere, ho tanti ricordi da bambino e buona parte della mia infanzia l’ ho passata in questa valle, il 25 Aprile è collegabile alla corsa dei 5 Comuni, gara dalla quale manco da un paio d’ anni. Ogni anno si parte e si arriva da un comune diverso e quest’ anno il paese interessato è Alice Superiore. Dal numero di macchine che vedo quando arrivo so già che oggi ci saranno tanti iscritti del resto questa gara è piuttosto sentita e affascina molto. La temperatura è quella giusta, le iscrizioni fanno tardare un pochino la partenza e il paese è invaso da gente che va su e giù per il riscaldamento. Arriva il momento atteso, i giudici faticano come sempre a far rispettare le posizioni sulla linea di partenza, conto alla rovescia e si parte, da dietro spingono quello davanti a me si sposta e mi trovo a dover dribblare una fioriera in cemento, il ginocchio destro tira un sospiro di sollievo, e le gambe iniziano a prendere confidenza con il ritmo. Si esce dal centro abitato per andare a sinistra, ora il fondo si fa sterrato e la discesa fa girare velocemente le gambe. Siamo ancora un gruppo numeroso e la difficoltà è non finire addosso a quello che ti precede. In pochi minuti arriviamo nei pressi del lago di Alice, da qui inizia la salita per Pecco, salita su asfalto, non molto ripida ma lunga e qui si vede chi inizia a rallentare perché subisce lo sforzo di salire. Sento le gambe ancora imballate dalla gara di Ingria, e il fiato fatica a regolarizzarsi, di regolare invece cerco di avere il passo anche se quelli con cui sono bene o male so che hanno i miei tempi e li vedo andare  via. Non importa faccio gara su di me, conosco il percorso e so che posso fare bene nell’ ultima parte. Nel frattempo il sole ci onora della sua presenza e il caldo inizia a farsi sentire. Arrivati a Pecco mi preparo per la lunghissima discesa che ci aspetta, Pecco passa via velocissima le curve che si affrontano sembrano quegli idroscivoli dei parchi acquatici, arriviamo a Lugnacco e le stradine del centro del paese spezzano un pochino il ritmo frenetico che si tiene sulla strada principale, anche questo paese scorre via in modo fulmineo lo testimonia anche il garmin che suona spesso per scandire i chilometri passati, entriamo in Vistrorio, i consigli di Alice su come correre in discesa hanno prodotto i loro frutti infatti non ho perso troppe posizioni come al solito. Il ristoro che incontriamo è un toccasana perché ora fa abbastanza caldo. Ho fatto tutta la discesa in compagnia di un atleta che pare avere il mio passo, lo prendo come riferimento, le gambe sono piuttosto doloranti sino al prato dove sarà il morbido del terreno o non so come per magia sembrano riprendersi, passiamo il rettilineo del campo sportivo e inizia la salita per Issiglio, qui il mio compagno d’ arme pare accusare leggermente, psicologicamente mi preparo al tratto che dovremo affrontare perché mi è sempre stato congeniale, in paese ennesimo ristoro,  e poi via oltre il ponte, forse mi sono un po’ addormentato e me lo fa capire il sopraggiungere di un ragazzo con cui in altre gare abbiamo avuto simili risultati, suona la sveglia in testa e mi aggancio a lui, l’ altro lo perdiamo presto, inizia il sentiero sconnesso e questo atleta mi fa segno di passare avanti, io lo interpreto come nel mondo del ciclismo quando due sono in fuga trovano collaborazione e tirano un po’ a testa, cosi mi metto a fare l’ andatura ma capsico presto che il gesto significava passa perché non ne ho più, infatti ben presto non sento più la presenza dietro. Questo tratto a me piace perché ogni tanto trovi la salitina da strappetto che spezza il ritmo e in questi percorso mi sento veramente bene. Infatti vedo davanti atleti che arrancano e li riprendo rapidamente, passiamo sotto il ponte, ora ci sarà un tratto molto ripido, metto le ridotte e corricchiando lo passo agevolmente, manca un chilometro, l’ ultimo pezzo sterrato e poi l’ asfalto passiamo davanti alla gelateria, e qui una discesina fa da trampolino di lancio per il finale, sono al limite vedo che davanti sono irraggiungibili e cerco di gestire su quelli dietro. Chiudo in 56:14  risultato che mi soddisfa parecchio, visto che è anche il miglior tempo di tutte le edizioni a cui ho partecipato. Oggi è stato un buon termometro, sono soddisfatto e so che ho ancora margine per migliorare la condizione, quindi basta solo lavorarci. Complimenti come sempre a chi si prodiga per organizzare questi eventi e come sempre Valchiusella è stato un piacere !!!!!

Classifica 5 Comuni.

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Su e giu per Ingria !!!!

Ingria, (TO) Piemonte

23/04/2017

 

Leggo su internet che Ingria è uno dei comuni più piccoli d’ Italia e lo capisci subito quando arrivi, poche case lungo una stradina che si inerpica su per una vallata, ma case che hanno un fascino particolare, che trasudano di tradizione e sobrietà. Uno spaccato di quell’ Italia che rimane attaccata alle proprie radici e dove puoi ancora vedere la signora che si affaccia dal balcone per rimproverare il cane che sta abbaiando perchè disturbato dall’ invasione dei podisti della domenica, In effetti le macchine occupano buona parte della carreggiata e un centinaio di volenterosi oggi vogliono cimentarsi lungo i sentieri di questo paesino della Valsoana. Questa gara fa parte del circuito canavesano montagna e per me sarà un test per vedere come sono messo sulla salita e sulla discesa. Temperatura non molto primaverile ma il sole aiuta, occorre scaldarsi bene visto che la partenza è in discesa. Come dicevo siamo circa poco più di un centinaio e al nastro di partenza c’ è meno ressa rispetto alle gare del circuito strada. Giusto due ragguagli sul percorso e lo starter da il via, dopo pochi metri abbandoniamo le case del borgo, la discesa è su asfalto e cerco di non esagerare ma ultimamente ho cercato di curare anche questo aspetto della corsa e riesco a stare nel gruppetto. Dopo un tornante e altri metri in picchiata arriviamo sulla strada principale che abbandoniamo ben presto per intraprendere un sentiero piuttosto tecnico con tanti gradini in pietra. Ecco che il mio tallone di Achille inizia a evidenziarsi e cerco di non ostacolare più di tanto chi sopraggiunge. Finalmente arriviamo su un ponte che attraversa il fiume, dopodiché il sentiero inizia a verticalizzarsi. Trovo il mio passo e corricchiando inizia la mia ascesa, il sentiero è stretto e a volte chi mi precede rallenta e non riesco a trovare lo spiraglio per passare. Non è una salita regolare si alternano tratti più duri a tratti quasi piani, meglio almeno ogni tanto si rifiata.  Rimango distratto da una ringhiera sulla destra che protegge il passaggio su un salto di una cinquantina di metri, ma l’ occhio cade più che altro sul panorama della vallata, un imbuto selvaggio che guarda verso Pont Canavese. In alcuni tratti la pendenza è notevole e la marcia alpina è d’ obbligo, le gambe che all’ inizio della salita erano un po’ dure ora sembrano girare bene, anche se non ho un termometro su salite continuative, cerco più che altro di salire regolare per non cedere più avanti. Non conosco il percorso ma capisco che tanto quanto si sale tanto poi si scenderà spero solo sia una discesa morbida. Al quarto chilometro la salita dura termina e il sentiero diventa più corribile, inizia un traverso verso monte. Perdo contatto dal gruppo in cui sono, le gambe non sono molto reattive e non oso stare con loro, farò il mio passo. Passiamo vicino a un paio di baite, la vegetazione è rigogliosa e l’ ombra aiuta a tenere una temperatura fresca, il che non guasta. Inizia la discesa che aimè mi fa capire da subito di essere piuttosto tecnica, sento da dietro l’ incalzare di quelli che avevo passato in salita. Dopo circa un chilometro attraversiamo un bellissimo borgo di baite ristrutturate dove gli abitanti danno un incitamento caloroso. Resto affascinato dall’ atmosfera che questo borgo trasmette, ma è talmente piccolo che passa immediatamente. Mi resta l’ ultima parte di discesa da affrontare, non mi sento sicuro e lucido, non sento la sicurezza necessaria per certi terreni e mi irrigidisco, nel frattempo mi incalzano da tutte le parti, ma non mi faccio prendere dalla foga e continuo la mia prudente andatura anche se a volte mi sento un po’ a disagio. A fine discesa avrò perso una ventina di posizioni, ora però si torna dall’ altra parte del fiume e vedo che ci si ripresenta nuovamente la salita. Le gambe sono imballate e essendo sceso piuttosto arretrato ho i quadricipiti devastati, ma le energie non mi hanno ancora salutato e inizia un tentativo di rimonta, un paio li prendo subito. Ora il sentiero sale deciso e vedo quelli avanti arrancare, arriviamo sull’ ultima parte di asfalto e vedo una decina davanti a me quasi in fila indiana, ecco la situazione mi esalta, inizia la rincorsa, in progressione ne recupero almeno quattro, poi la strada spiana e quelli avanti hanno troppo margine. Finisco la corsa, da una parte soddisfatto perché non pensavo di avere questo passo in salita dall’ altra il rammarico di perdere sempre troppo quando ci sono le discese tecniche. Ma alla fine è stata una buona mattinata, attendo la premiazione osservando le cime innevate che circondano Ingria, quassù il tempo sembra essersi un pochino fermato ma questi sono quei momenti dove ti regna quella pace interiore che il tran tran della vita quotidiana ti toglie. Gara rigenerante, alle prossime !

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Alla scoperta dei mirtilli

Chiaverano, fraz. Bienca (TO) Piemonte
08 Gennaio 2017

Innanzitutto Buon Anno a tutti!
Dopo i bagordi delle feste decido di provare a fare un lungo un bel po’ ondulato e quale occasione migliore se non aggregarmi a quelli che faranno la prova dell’anello dei mirtilli. Di cosa si tratta? Semplice, da qualche anno un ottimo e esperto gruppo di runner e appassionati organizza sulle colline dei laghi tra Ivrea e Chiaverano l’ ormai famoso Trailaghi, gara che ha la particolarità di essere corsa a coppie, dall’ anno scorso hanno abbinato il fratellino più piccolo, un percorso più breve da correre singolarmente. Visto che non ne hanno mai basta quest’ anno propongono il fratello maggiore, un trail di 48 km e 2100 mt. di dislivello che probabilmente amplierà il percorso del trailaghi da correre singolarmente.
Arrivo a Bienca e appena scendo dalla macchina vien voglia di risalire e tornare a casa, temperatura polare. Pian piano arrivano le macchine di chi sfiderà il freddo per scoprire questa parte nuova del percorso. Io non sono molto fisionomista, ma credo che una quarantina di persone ci siano. Il percorso sarà guidato principalmente da Fulvio e Sonia che lo conoscono, ma anche Gabri e Diego (che fanno parte dell’ organizzazione) saranno della partita quindi sarà difficile perdersi.
Nel gruppo sono tanti i conoscenti che rivedo, tutta gente che ha nelle gambe i vari sentieri del territorio e che soprattutto le gambe le fanno menare per bene, speriamo quindi di riuscire a tenere il ritmo visto che non sono proprio allenatissimo.
Il gruppo inizia a muoversi si imbocca il sentiero a destra del bar dell’ area sportiva e si prende direzione san peru, il sentiero è largo e bello corribile, prima di arrivare alle prime abitazioni giriamo a destra e qui inizia la prima vera salita, una bella rampetta che ci porta su fino alla provinciale per Biella. La difficoltà organizzativa di queste prove sta nel fatto che ognuno ha un ritmo diverso e cosi si creano dei gruppetti, cosi chi conosce il percorso deve guidare un gruppo. Imbocchiamo un sentiero conosciuto, la mulattiera della Momba, io solitamente la faccio al contrario, oggi in discesa si rivela piuttosto ostica, tra le foglie e il terreno gelato i piedi faticano non poco a scivolare. In pochi minuti siamo a Bienca breve tratto su asfalto per svoltare nuovamente a sinistra e si torna a salire. Gabri mi dice che questa è una salita tosta e non mente, dapprima in asfalto poi sterrata questa salita inizia a far aprire l’ antivento perché il corpo si sta scaldando nonostante la gelida temperatura. Si va verso Chiaverano e arriviamo nel piccolo borgo dove c’è l’ agriturismo. Ad ogni bivio ingannevole chi è davanti si ferma e aspetta quelli dietro. Scendiamo sulla strada in asfalto ( questo tratto è un po’ rischioso visto che passano le macchine), ma ben presto lasciamo la strada principale per prendere per casale richeda (spero di ricordare il nome giusto) qui so già che troveremo un tratto di una mulattiera micidiale una salita veramente tosta, pensavo di trovare più lungo su salite continuative, ma probabilmente sto tenendo il ritmo giusto. Al termine della salita un tratto piano fa rifiatare e conviene farlo perché tra poco attaccheremo la famosa diagonale della Serra, una salita non ripidissima ma lunghetta e costante. Quante volte l’ ho fatta quando vivevamo a Bollengo! Riesco a correrla tutta, facciamo solo la parte bassa, poi svoltiamo a destra per prendere la mulattiera che porta al Ciucarun. Anche qui le foglie non mancano e i ciotoli sono scivolosi, questa è un’altra bella salita da fare per allenarsi, noi la percorriamo però in senso inverso. Arriviamo al Ciucarun e qui si fa una sosta per ricompattare il gruppo. Pochi minuti e la giostra riparte si va verso l’ acquedotto di Bollengo ma al primo sentiero a sinistra inizia una nuova ascesa. Le gambe iniziano a darmi conto della mancanza di allenamento e inizio a percorrere dei tratti camminando, arriviamo sull’ alta via della Serra, qui seguiamo per Andrate, ho perso un po’ di contatto, la sagoma di Ivonne mi permette di prendere il sentiero che corre sulla cresta della morena parallelo all’ alta via. Ho sempre reputato questo il più bel single track del territorio e anche oggi lo confermo, peccato che le gambe non permettano di spingere come vorrei. Ogni tanto a sinistra la vegetazione permette al panorama di mostrare la bellissima vastità della pianura con le montagne che fanno da cornice e il sole dona un po’ di calore sul percorso.
Arriviamo al passo dell’ oca e qui il gruppo si ricongiunge nuovamente, ripartiamo, le gambe sembrano girare meglio arriviamo a un bivio dove scopriremo più avanti sbagliamo, noi teniamo la destra invece dovevamo seguire l’ alta via, e ben presto arriviamo alla torre di guardia, più avanti invece prendiamo una discesa a sinistra che non avevo mai fatto prima, un tratto sottocosta che ci porta ad Andrate in regione Cornale e da qui arriviamo al lavatoio di Santa Maria. Da qui dovremmo prendere un sentiero che ci porterebbe sul Paratore, ma io ho sforato con i tempi e decido di aggregarmi a Ivonne e a un altro ragazzo che rientreranno da un sentiero più breve. Infatti seguendo il percorso della Momba al contrario arriviamo a Bienca.
Purtroppo non ho potuto vedere l’ ultima parte ma non potevo fare diversamente.
Che dire bella giornata, ottimi compagni di viaggio, un ringraziamento a chi si prodiga per organizzare momenti come questo e soprattutto organizza eventi che valorizzano il territorio. Faccio una considerazione, in passato ho corso il trailaghi e l’ho sempre definito un percorso nervoso che sollecita la muscolatura in modo impegnativo soprattutto in certi passaggi tecnici, ora aggiungendo questa parte diventerà ancora più tosto, anche perché dopo questo anello nel quale sono presenti delle salite rompi gambe occorre ancora affrontare Margut e Montesino, non so se farci un pensierino, ma occorre presentarsi belli preparati.
Nel frattempo devo mettere fieno in cascina perché quest’anno voglio togliermi qualche sassolino dalla scarpa in termini cronometrici e chi mi conosce ha già capito di cosa sto parlando. Alle prossime e Buon 2017!

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Ivrea-Mombarone 2016 Buon 40°anniversario

Ivrea, (TO) Piemonte

18 Settembre 2016

Nella vita ci sono eventi che restano indelebili, eventi che ti segnano e che tu cerchi per rivivere emozioni delle quali il tuo cervello ma soprattutto il tuo cuore si nutrono, ecco uno di questi eventi si chiama Ivrea-Mombarone.

Quest’ anno avevo deciso di tentare il personale, ma una serie di eventi e sicuramente la cosa più vera è che non ho avuto la testa e la mentalità giusta, mi hanno portato a non prepararmi come avrei dovuto, decido solo agli inizi di Settembre di iscrivermi, provo alcuni pezzi e mi rendo conto di non aver grosse velleità di tempo, ma con la mentalità dei ciclisti di un tempo le gare vanno onorate e cosi sarà.

Arriva la terza domenica di Settembre, il sabato sera giove pluvio ha deciso di fare festa e ha scaricato acqua a più non posso. La sveglia suona presto, l’ orecchio apre bene il timpano per cercare di captare un possibile tintinnio di pioggia, ma tutto tace. Non mi importa più di tanto il clima, anche perché il mio anno migliore è stato quando il pioggia e freddo hanno fatto capolino e forse proprio in queste condizioni mi esalto. Faccio piano per non disturbare la famiglia, Alice e Matteo restano a casa, non avrebbe senso farli venire con il tempaccio. Inizia la colazione di rito, quella dove non sai mai se ti stai alimentando in maniera corretta in base all’impegno che dovrai affrontare. Questa è l’unica gara che temo veramente perché non sai mai il tuo corpo come reagirà, sia allo sbalzo climatico dalla pianura alla montagna che allo sforzo profuso per arrivare in colma. Parto da casa, appena uscito da Cigliano uno scrosciare d’ acqua si abbatte sul parabrezza, appena passato Moncrivello come per magia smette di piovere e inizio a scrutare la cima del Mombarone, la vetta mi appare tagliente sullo skyline, non ha nevicato ed è una buona notizia.

Arrivo a Ivrea e inizio a respirare aria di gara, da qualche auto parcheggiata l’ aria si inebria di quell’ odore di canfora che solo alle gare podistiche riesci a respirare. Piazza Ottinetti è ancora vuota, ritiro il pettorale, mi assalgono una marea di dubbi su cosa indossare, a Ivrea tutto sommato non fa freddo ma su in cima sicuramente non saremo a Copacabana, ma se ti copri troppo poi patisci il caldo sotto e via via una serie di seghe mentali che mando presto a quel paese, canotta un antivento e i bracciali andranno benissimo se batti i denti ti fai furbo. Intanto la piazza si sta riempiendo, rivedo i soliti afficionados della gara e fa sempre piacere incontrare persone che magari vedi solo in queste occasioni ma sai che condividono con te ore passate a salire su quei sentieri durante i mesi estivi, ognuno ha i suoi tempi ognuno ha dedicato quello che ha potuto, ma alla fine la passione è la stessa per tutti.

Incontro Gianfranco, prendiamo un caffè due parole durante un breve riscaldamento e poi ci avviamo alla punzonatura del chip. Intanto il brusio della piazza è quasi narcotico, ognuno confida i propri timori, le proprie speranze e solo l’ intervento dell’ organizzazione con le ultime raccomandazioni interrompe la caciara di sottofondo. L’ adrenalina inizia a pompare, una morsa allo stomaco comincia ad avvisarmi che ci siamo, tra poco giù il gettone e la giostra inizia il giro. Le teste sono già rivolte ai cronometri lo sparo, tuona, squarcia la via e il tam tam ritmato delle scarpe sul porfido diventa la colonna sonora della città. Via Palestro sembra troppo stretta per ospitarci tutti e appena si apre su porta Vercelli sembriamo uno sciame di vespe impazzite che escono dall’ alveare. Via Circonvallazione è più larga, si possono tenere le traettorie più congeniali, un vero trampolino di lancio verso l’ olimpo dei grimpeur.

Come al solito butto un occhio al gps e come al solito strabuzzo gli occhi nel vedere l’andatura che sto tenendo, la foga della partenza come ogni anno mi trascina in uno stato di esaltazione da quattrocentometrista ma come diceva un signore di mia conoscenza per fare bene alla Momba devi partire forte tenere nella parte centrale e accelerare nella parte alta…… Scherzi a parte si arriva presto in via Sant’ Ulderico e la prima salita fa accorciare la falcata, l’ umidità nell’aria inizia a stimolare la sudorazione e ringrazio di non essermi coperto troppo. In pochi minuti arriviamo al lago Sirio, lungo lo sterrato del muretto lo sguardo non può non andare (come ogni anno) lassù, non ci sono nuvole, e si può ammirare la colma e intravedere la sagoma del Redentore. Credo che chiunque nel pensare di andare sin lassù abbia avuto delle avvisaglie di sana pazzia. Torniamo alla gara, il lago scorre via e inizia la salita continuativa, l’ asfalto della Bacciana comincia a tagliare il fiato, questo tratto l’ ho sempre visto come un termometro della situazione, inizi a renderti conto di come stai realmente, tutto sommato mi sento a posto quindi è buon auspicio. In cima alla salita i primi sostenitori iniziano a darti la dose giusta di incoraggiamento, butto un occhio a dove si metteva sempre mio papà con la Vespa e uno sguardo va in cielo, oggi di sicuro sta guardando. Entro nel bosco con un gruppetto che reputo avere il mio ritmo ideale. Negli anni passati conoscevo a memoria gli appoggi sulle pietre di questo tratto, e ancor oggi che vengo molto meno in questi luoghi, inconsciamente il corpo segue le stesse traiettorie di un tempo. Mamma mia, è sempre bello correre nell’ anello dei 5 laghi, i cambi di ritmo che  questi sentieri ti costringono a tenere rendono piacevole lo sforzo fisico. Con la testa entro in un’ altra dimensione e non mi rendo conto del passare del tempo e soprattutto di dove sto passando, in un batter d’ occhio mi ritrovo a Bienca. Qui il primo riscontro cronometrico dice che sono un po’ in ritardo rispetto la tabella prefissata, ah dimenticavo mi sono tarato per le tre ore.  Primo ristoro, visto che sudo parecchio meglio idratarsi bene, i crampi più avanti sono un bello spauracchio. Iniziano le prime rampe decise, qui visto anche l’ intenso traffico da bollino nero del controesodo il tratto non permette di correre con regolarità. Lungo la mulattiera nel bosco le scarpe mi danno l’ indicazione che non hanno una buona tenuta sulle pietre rese scivolose dalla pioggia notturna. In queste condizioni le gambe lavorano di più. Il trenino sale lungo il sentiero, nell’ aria si sente solo il sibilo ritmato del fiato dei miei compagni d’ avventura e viste le pendenze il suono si fa sempre più forte. Ora si taglia la provinciale e dopo pochi metri di asfalto si torna alla terra, rampa dura che porta nuovamente nel bosco, torno a correre per un breve tratto poi la prudenza prende il sopravvento e rifiato un po’. Ho perso contatto da chi era con me a Bienca ma è giusto che faccia il mio ritmo perché di testa spaccherei il mondo ma la condizione non lo permette. Arrivo nuovamente sull’ asfalto, si torna a correre sino al ristoro del lavatoio di santa Maria, mi sono prefissato di bere parecchio e cosi faccio, mi rimetto in moto arrivo presto ad Andrate, qui come sempre nella piazzetta del panificio e in quella di san Rocco il tifo della gente è una gioia al cuore, una sorta di iniezione di forza direttamente nei polpacci peccato scorra via velocemente questo toccasana, lascio l’ abitato e si prosegue , arrivo a pontile ennesimo ristoro, questa volta più veloce, poi si svolta a sinistra e nuovamente mulattiera. Stranamente io di solito canticchio silenziosamente nella testa una canzone mentre faccio questa gara ma oggi no, nessun brano è diventato la colonna sonora della fatica. Di riflesso però il percorso pare scorrere via velocemente, e infatti dopo i due strappi duri arrivo a san Giacomo. Qui Stefano con un aggeggio bianco in mano rileva l’ intertempo. Butto un occhio al cronometro e sono in tabella, ora spero solo che la distanza non giochi brutti scherzi visto che non ho molti lunghi nelle gambe. Non fa freddo anzi la temperatura è ideale, salgo con un passo che reputo giusto e piuttosto regolare, se qualcuno mi passa non provo a tenerne il ritmo, la gara la faccio su me stesso. I pensieri si intrecciano mentre salgo, vengono in mente momenti in queste zone di gare passate o semplicemente di persone incontrate durante le salite in allenamento, quasi che la testa sia in un’ altra dimensione, non so se sia una giusta situazione o sarebbe meglio essere concentrato più sul momento in se, ma questa dimensione sembra far scorrere più veloce il tragitto. Infatti mi ritrovo presto sul tratto in asfalto, qui accenno una corsa con frequenza corta, ma non faccio un lungo tratto che torno nuovamente a camminare regolare. Arrivo al taglio trasversale sulla pietraia e inizio a intravedere i due omini segnavia di pietra sotto Pinalba, dopo pochi minuti mi appare l’ alpe con relativo ristoro, qui sento la voce di Beppe che mi incita, è un peccato non averlo della partita so che ci tiene a questa gara, una voce amica che incita fa sempre piacere, come fa piacere la gelatina che mi offre Alberto in prossimità del ristoro, soprattutto le papille gustative ringraziano. Torno a correre lungo la carrozzabile, qui la pendenza moderata permette anche di spingere un pochino di più, non appena la strada si verticalizza nuovamente il passo rallenta, ennesimo ristoro a Pian Curtassa e qui come sempre la festa dilaga, grazie ai Fià Curt che ogni anno ne inventano una diversa, li per li non capisco il tema di quest’ anno ( lo scoprirò al rientro che hanno improvvisato in maniera spettacolare un autogrill) sento solo la voce di Max che dal megafono nomina ogni passaggio con il relativo nome e lo incita in maniera goliardica, semplicemente un grande come del resto tutti gli altri componenti di questa allegra brigata! Torno in autostrada e passo la Viona, il sentiero ora è molto fangoso, già normalmente questo tratto è piuttosto umido, oggi dopo la pioggia il pantano incolla la scarpa al suolo, percorro il tratto sotto le baite un po’ timoroso per il viscido delle pietre. Appena passo il crottino in pietra una stilettata al tendine d’ Achille della gamba destra mi avvisa che i crampi avrebbero piacere di essere compagni di viaggio, ma visto che solitamente amo viaggiare con ospiti graditi respingo la proposta e continuo da solo. Questo tratto non ha gradoni particolarmente alti e questo mi aiuta ad allungare un po’ le gambe, certo che mentalmente questo mi condiziona e infatti inconsciamente rallento il passo. Arrivo alla pietraia e qui mi rendo conto di non avere un gran piede montagnino, un paio di perdite di aderenza delle scarpe mi intimoriscono e sembro camminare sulle uova. Lo sguardo va verso il muro di pietra che mi attende e vedo il serpente umano di atleti che in religiosa processione si accinge a scalare l’ arduo passaggio. Fortunatamente i crampi si limitano a qualche leggera stilettata nel solito tendine cosi mi aiuto con le mani nei punti dove la spinta del polpaccio è accentuata. Scollino al lago Pasci, qui la temperatura ora è fredda, spero in un tea caldo ma al ristoro solo liquidi freddi, che comunque bevo visto che la disidratazione sembra essere un’ alleata del crampo.

Dopo il lago il sentiero per un tratto spiana, corro e cerco di allungare i tendini, sino all’attacco della Bocchetta, qui trovo chi mi precede che rallenta vistosamente, in queste situazioni per passarli a volte fai delle accelerazioni che possono essere fatali, scelgo i momba2punti giusti per i sorpassi e arrivo sul colle, reputo questo tratto il più impegnativo della gara, anche perché lo fai con già 19 km nelle gambe e ha dei passaggi dove la gamba deve spingere notevolmente per salire. Cartello dell’ ultimo km, inizia il primo traverso quello più pianeggiante, qui si corre, sono in compagnia di Valanzano, un’ icona di questa gara, un uomo che ha corso tutte e quaranta le riedizioni, insomma uno che conosce pietra per pietra il percorso, seguo ogni suo passo ogni sua traettoria, ho solo da imparare, il tifo che gli attribuiscono sotto il rifugio fa quasi commuovere me. Arriviamo al rifugio, ormai siamo entrati in quella zona dove la testa  è già al traguardo non c’ è più nulla che ti può fermare, sembra quasi come quando dall’ aereoporto agganciano l’ aereo e lo pilotano sino alla pista, ecco qui è la stessa cosa, ritrovi energie e adrenalina che ti portano su, resto dietro quasi in timorosa riverenza, ma Valanzano da vero sportivo mi accenna di passare e cosi faccio. Ormai si sentono le voci dalla colma, un primo traverso, poi all’ inversione a sinistra opto per il percorso più lungo ma meno ripido visto che il tendine ormai e accerchiato dai crampi che avranno trovato un passaggio e mi hanno raggiunto, ma l’atmosfera della colma ormai fa si che la testa non percepisca i dolori, ormai il bersaglio è stato mirato e bisogna fare centro, non starò sotto le tre ore ma va bene cosi, so di aver corso gestendo in modo ottimale quello che era il mio potenziale, manca poco la gente ora è li e grida, gli ultimi gradini e poi anche quest’ anno ho onorato la corsa. Arrivare è sempre una grande emozione!arrivo-momba Fa freddo ma non lo senti, si è creata una sorta di campana di adrenalina che ti anestetizza da tutto, voglio solo godermi il panorama, guardare le cime delle montagne e ammirare l’ immensità dell’ arco alpino. Metto la tutina di carta, il tempo di un tea finalmente caldo e inizio il rientro. Visto che il terreno è scivoloso la prendo con calma e prudenza, scendo da solo e ora mi godo i momenti di salita. A Pinalba lo sguardo va verso la pianura, cerco la collina di Miralta, quando mi alleno a Moncrivello l’occhio va sempre a cercare Mombarone e ora vedere quel punto mi fa tornare in mente tutte le volte che sono stato li. Poi guardo verso Ivrea e come ogni anno mi dico, cavoli prima ero laggiù e in cuor mio cresce la soddisfazione per l’ ennesima Momba ! Un ringraziamento va alla famiglia Zagato che offrendomi un passaggio dopo San Giacomo mi hanno evitato di fare l’edizione vintage salita e discesa. Una considerazione, mentre saliva ho sentito una ragazza che diceva che sarebbe stata la prima e ultima Momba, io le ho gridato vedrai arrivi e domani farai già l’ iscrizione per il prossimo anno. E’ una gara bellissima, porta via tanto tempo prepararla, uno ripensa agli sforzi per allenarsi e alla sofferenza lungo quelle pietraie, ma rispecchia la vita, è dura devi sempre lottare, ci sono punti dove molleresti tutto e punti dove puoi rifiatare, ma è una gara che una volta che ti è entrata dentro non ti lascia più.

Il prossimo anno tenterò il personale, la strada per questo obiettivo è già stata decisa il giorno dopo, tra un anno tireremo le somme. Un ringraziamento non può mancare per mio figlio Matteo che è la vera motivazione della mia vita, e a mia moglie Alice che riesce a sopperire alle ore che dedico nelle mie uscite sportive. Si ringrazia PANTACOLOR per le fotografie.

A presto.

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Memorial Curnis 2016

Chiaverano, fraz. Bienca (TO), Piemonte

29 Maggio 2016

Ho sempre amato questa gara, la reputo una delle più belle competizioni che il calendario offre, in questa gara c’ è tutto, se vuoi correrla al meglio devi essere allenato sul piano, devi osare in discesa e avere gambe buone per la salita, signore e signori questa è la Curnis! E nonostante in questo momento non abbia nessuna di queste caratteristiche mi reco comunque in quel di Bienca perchè ho veramente voglia di divertirmi lungo i sentieri dell’ anello dei laghi e godermi gli scenari che l’ anfiteatro morenico sa regalare. La giornata non è delle più primaverili, per la prima volta faccio questa gara con il bagnato.

Arrivo a Bienca e noto che ci sono tantissime macchine nonostante il diluvio in corso, devo lasciare l’ auto un po’ distante, poco male dopo essermi cambiato farò un bel riscaldamento.

Bello come sempre il clima che si vive durante le iscrizioni, il brusio sotto il tendone rompe il rumore della pioggia che la maggior parte di chi è qui oggi maledice. Come per magia a pochi minuti dalla partenza giove pluvio concede una tregua, la gente inizia ad ammassarsi sulla linea dello start, tutti cercano una posizione favorevole, preferisco stare leggermente più indietro perchè qui so già che si parte a mille e vista la mia preparazione non devo bruciarmi subito. Ecco il via, occorre stare attenti perchè vista la strada non molto ampia si crea un po’ l’ effetto molla, si allunga il plotone per poi rallentare bruscamente, con il rischio di sbattere contro quello che ti precede. Le curve in discesa passano veloci, eccoci nel piccolo borgo abitato dove la lieve pendenza frena i meno audaci. Non devo aver fretta di passare, voglio rimanere regolare. però alla salita che porta alla Tettoia non resisto e passo quelli che mi precedono visto che hanno rallentato vistosamente. Finita la salita il fiato inizia a farsi corto ma l’ eccitazione da competizione allenta n pochino le briglie del buon senso che fino ad ora facevano frenare leggermente.

Ecco nuovamente le curve in discesa che sono un ottimo scivolo di lancio per il sentiero erboso che porta fuori dall’ abitato. Principalmente quest’ inverno ho corso in piano e in questa parte di percorso mi trovo bene, infatti tengo un buon ritmo sino a quando non arriva la discesa sul ciotolato, ecco il  mio tallone d’ achille, alla prima sensazione di scivolata sento proprio il cervello che manda in protezione il corpo e lo fa rallentare. In effetti le pietre sono proprio viscide, vado giù al rallentatore mentre di fianco a me vedo gente che si lancia a capofitto rischiando non poco di finire lunghi e tirati. Mi sento quasi ridicolo ai loro occhi, sembra che cammino sulle uova, per fortuna il calvario finisce e ricomincio a tenere un ritmo dignitoso, solo che ora sento i quadricipiti spaccati in due. Arriviamo lungo le rive del lago Pistono, lo sguardo cade su un materassino da mare abbandonato nello  specchio d’ acqua, una parentesi che mi distrae per un attimo ma che al tempo stesso mi fa osservare il bel paesaggio che il lago offre. Ci rituffiamo nel bosco e tra breve ci sarà la salita, sono un po’ preoccupato, non ho tanta salita continuativa nelle gambe, speriamo di non patire troppo. Invece la sensazione quando la strada si impenna è piacevole, salgo regolare e non tribolo più di tanto, ma soprattutto mi sto divertendo un casino! Passata la palestra di roccia rifiato e mi lascio portare dalla discesa successiva. Sono in compagnia di un gruppetto dove in salita io guadagno, poi alcuni mi passano in discesa, altri in piano ma bene o male siamo sempre li. Passiamo a Santa Croce dove c’ è diversa gente ad osservare la corsa, finite le villette appena il terreno torna ad essere sconnesso mi si gira il piede destro e prendo una bella storta, diciamo che nella mia vita ne ho prese tante e sono abituato ma per almeno cinquecento metri un dolore sordo mi accompagna e le imprecazioni che trattengo in gola sarebbero da censura. Giusto il tempo di raddrizzarmi che inizia la salita del gpm di San Pietro Martire, anche questa salita la corro tutta, senza strappare, regolare. I miei compagni  d’ avventura son sempre gli stessi e so che ora in discesa mi passeranno, cerco di non frenare ma al tempo stesso resto prudente visto che inizio a sentire la solita punta al fianco che mi attanaglia quando tengo un ritmo alto. Le ultime curve in discesa  e arriviamo lungo le rive del Sirio, qui di solito un simpatico signore mette una doccetta  che esce da casa sua ma oggi credo che si sia astenuto e cosi è.

Ecco il ristoro al Vecchio Cipresso, nonostante la temperatura fredda ho il corpoo a duemila gradi e il beveraggio del tavolo è cosa più  che gradita.

Il vantaggio di conoscere bene un percorso è che puoi gestire le forze e capire quando andare e quando no. Cosi quando attacchiamo la salita e vedo che il gruppetto con cui sono inizia a spingere resto abbottonato perchè so che sarà lunga e l’ importante è arrivare su a Bienca con ancora benzina. Non bisogna andare fuori giri e vado su con un passo non esasperato. Mi rendo conto di non avere il piede montagnino(come direbbe Mau Scilla) quando prendo due o tre imbarcate sui ciotoli scivolosi.

La salita non è particolarmente ripida e i miei predecessori sono sempre a una ventina di metri avanti, so già dove li prenderò. Lasciamo il sentiero della momba per l’ ultima rampa dura ed è proprio qui che li passo, non appena arriviamo ai pietroni, diversi camminano e li riesco a passare. Finita la salita il sentiero torna ad essere corribile in orizzontale, mi passa una ragazzo e capisco che ha un buon passo, la gamba è ancora buona e mi attacco dietro di lui, mancano due km o salto o recupero. Ha un passo regolare che ci fa agganciare un nuovo gruppo, a casal montresco decido di rompere gli indugi e aumento passando almeno quattro concorrenti, ancora uno strappetto in salita e manca un chilometro. Aggancio un ragazzo alto di rosso vestito che avevo notato aver buona corsa sul piano, sto dietro lui ma sulla rampa che porta alla Tettoia sferro un nuovo attacco e vado a prendere l’ aria in faccia, sono in apnea il fiato è veramente corto, cerco di prendere una manata d’ acqua dalla fontana ma la manco, il centro di Bienca è ormai li, il ragazzo di rosso vestito mi recupera e ha una gran falcata, mi rendo conto che sul piano non ho un gran passo ora e quindi devo cercare di stare con lui o anche gli altri dietro mi recupereranno. Ora si vede il traguardo, l’ arrivo di Bienca lo ricordo sempre per essere micidiale, sono sempre arrivato tiratissimo, il traguardo lo vedi già a quattrocento metri e chi sta dietro ha il tempo per prendere le misure su quello davanti, poi gli ultimi duecento metri sono in leggera salita e le gambe urlano. Non mollo quello davanti a me, non riuscirò a sprintare con lui, ha più passo ma mi aiuterà a tenere dietro gli altri e cosi avviene. Finalmente l’ arrivo, puntavo a stare sotto l’ ora e per pochi secondi ho centrato l’ obiettivo. Nonostante non abbia l’ allenamento dei tempi migliori riesco a divertirmi tanto e credo che alla fine sia la strada giusta per sentirsi appagati a livello sportivo. Il primo pensiero va a Matteo e Alice che giustamente vista la giornata metereologicamente infame sono rimasti a casa, mi è mancato il loro incitamento ma ci saranno sicuramente altre occasioni. Ora devo continuare a mettere fieno in cascina cosi ci divertiremo sempre di più. Alle prossime !

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Correndo tra le vigne 2016

Albiano d’ Ivrea,  (TO) Piemonte

20 Marzo 2016

Potrei iniziare con il titolo di un film ” A volte ritornano”, eccomi nuovamente  qui a narrare di una corsa, sono passati diversi mesi dall’ultima volta, ma nel frattempo la mia vita si è riempita di novità e la corsa e tutto il resto sono stati un po’ trascurati. Inizia la stagione del campionato canavesano e  decido di provarci. Arrivo da un inverno dove gli allenamenti sono stati un pochino altalenanti quindi non ho velleità di sorta, semplicemente credo che rientrare nel giro possa far bene e sia stimolante.

Vengono a vedermi Alice e il nostro cucciolo Matteo  che oramai è il mio motivatore, arriviamo ad Albiano e sarà che è la prima gara della stagione, ma per fare le iscrizioni c’ è una coda chilometrica. E’ bello rivedere le solite facce, si sente proprio l’ agonismo nell’aria.

Si parte con un leggero ritardo per permettere a tutti di iscriversi e nel frattempo ci si riscalda come di rito. La giornata è proprio primaverile e la temperatura è ottima.

Conosco la gara l’ ho fatta qualche anno fa e ricordo una dura salita verso il finale, intanto sembra che l’ ora della partenza sia arrivata e come di consuetudine la ressa per  stare davanti inizia a crearsi. Ora è tutto pronto, l’ occhio va verso l’ omino che darà il via le  sue dita al cielo quattro tre due uno e si parte, la strada non è ampia e mi faccio trasportare dalla fiumana di gente ( sembra che i partenti siano circa quattrocento) si svolta subito a sinistra e la strada inizia a salire, non riesco a capire se sto esagerando in fin dei conti non ho riferimenti concreti ma passo agevolmente diverse persone ma non sembro affaticarmi quindi andrò a sensazione. Usciamo dal centro abitato e sul bordo strada ci sono Alice e Matteo, chissà se capisce cosa sta facendo il suo papà, li saluto con la mano anche se in queste occasioni la voglia di fermarsi a dare un bacio a mio figlio è tanta, si prosegue e  vedo che sono insieme ad un gruppetto che gli anni passati aveva il mio ritmo, proverò a stare con loro e vedrò come va. Andiamo in piena campagna e la strada ora è sterrata, e non è molto in piano, piccole salite seguite da brevi discese. Continuo a sentirmi bene e tengo questo ritmo anche se dando un occhiata al garmin la media mi impressiona leggermente. I primi chilometri vanno via in fretta verso il quarto inizio a perdere contatto dai miei compagni di viaggio, credo che il mio allenamento precario inizi a mostrarmi il conto. Da dietro incalzano gli altri concorrenti che forse mi hanno fatto diventare la loro preda, immagino già di essere nel mirino e ho quella sensazione di essere braccato. Le gambe iniziano a svuotarsi pian piano e inizio anche a respirare male, i postumi del raffreddore delle scorse settimane sono ancora in circolo, son sincero se stessi correndo da solo in allenamento probabilmente mi fermerei, ma la testa ha una reazione di orgoglio, ecchediavolo siamo in gara e le gare si corrono, dal cervello parte l’ ordine alle gambe di non arrestarsi e continuo per l’ obiettivo del traguardo. Mi sto divertendo, anche se non sono al top e non sono competitivo ritrovo quegli stimoli e quelle sensazioni che una gara ti sa regalare. Inizia il piattone che porterà verso la Conversa, il ritmo è decisamente calato, sarà anche che il sole ora si fa sentire e berrei volentieri. Mi preparo per il finale che sarà scoppiettante con la salita del castello, la strada ora svolta a sinistra per arrivare sull’asfalto delle villette, questa prima salita è un aperitivo, metto la ridotta e passetto per passetto recupero un paio di corridori, poi breve tratto piano per rifiatare e dopo discesa secca verso il centro paese. Respiro profondamente per aprire bene i polmoni in vista dello strappo, inizia il salitone, dapprima fa un po a zig zag tra le case e sale abbastanza, poi si arriva al ciotolato e qui chi ha gamba dice la sua. Io ho ben poco da dire perchè a metà della rampa mi metto a camminare, le gambe mandano un fax al cervello con scritto ora ci riposiamo un attimo. Non è lunga questa salita ma si sente, appena finisce riprendo a corricchiare cercando di tornare a un passo regolare, ormai il più è fatto, ancora qualche metro e si torna a scendere, un vero scivolo per lanciare la volata, cerco di non farmi staccare da quello davanti e lo tengo sino alla via del traguardo ma lui ha più gamba e allunga, finisco comunque in spinta e son contento, prima della linea i miei gioielli mi aspettano e fanno il tifo e in cuor mio sono soddisfatto di tutto.

Che dire, prima della corsa ero un po’ perplesso, ma alla fine tutto sommato posso pensare positivo, diciamo che il ghiaccio è rotto ora c’ è tanto da lavorare, ma vorrei tornare ai ritmi del passato  quindi diamoci dentro, vi farò sapere! Alle prossime.

Classifica Corsa delle Vigne 2016.

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Maratonina di Biella 2014

Biella, Piemonte

10 Maggio 2014

E’ da parecchio che non corro una mezza maratona, l’ ultima OLYMPUS DIGITAL CAMERAera stata quella di Jesolo. E così nonostante non abbia tanti lunghi nelle gambe voglio vedere se riesco a migliorare l’ora e trentasette della laguna veneta. Opto per quel di Biella anche se in cuor mio dubito di trovare un percorso veloce e piatto, ma solitamente le gare nel biellese son ben organizzate e son curioso di scoprire questa gara. Arriviamo io e Alice allo stadio dove tutto è ben segnalato, dal deposito borse al ritiro pettorali, espletate le formalità di rito, inizio il riscaldamento sulla pista in tartan, beh la sensazione non è male, è talmente morbido che si rimbalza. Intanto nell’area fuori dello stadio le persone iniziano ad avvicinarsi alla partenza e mi sa che tocca andare. Saluto mia moglie, e arrivo al gonfiabile, la strada è larga e il numero di persone non crea ammassamenti asfissianti. Prima partono un gruppo di diversamente abili accompagnati dai volontari di un associazione e un plauso va a queste persone che permettono a questi ragazzi di poter percorrere in libertà e senza pericoli le strade delle gare. Pochi minuti  e tocca a noi, mi sono promesso di partire con giudizio visto che non ho riferimenti sulla condizione su tale distanza, ma appena parte lo start mi ritrovo a un ritmo più veloce del pianificato. Siamo dentro la città e tutta la zona è ben presidiata dai volontari che fermano il traffico, la strada è in leggera discesa , forse è per quello che il ritmo è sostenuto. Sto bene, speriamo di non crollare nel finale. Verso il terzo chilometro lasciamo la parte urbana e le strade iniziano a restringersi. Da dietro qualcuno mi passa, non provo a stargli dietro, meglio  stare prudenti. Dopo il primo ristoro siamo in campagna, attorno c’ è uno skyline fantastico, osservo la Serra da un’angolazione per me nuova, praticamente dalla fine della morena glaciale. Mi viene in mente che tutta la lunghezza della morena supera la distanza che dovrò affrontare oggi, ma a vederla da qui sembra piccola piccola. Torno a guardare la strada, che è ancora in leggera discesa, verso l’ ottavo km siamo in una zona industriale che mi fa tornare alla mente la zona industriale di Marghera a Venezia, ascolto le conversazioni di un gruppetto che mi precede che dicono che gli ultimi 8 km saranno principalmente in salita, il che non mi spaventa visto che a me la salita piace, ne risentirà un po’ il cronometro ma questo non è un problema.  Arriviamo a Borriana, qui inizia una serie di saliscendi che rompe il ritmo,  fa caldo la spugna  che ho tenuto in mano dallo spugnaggio precedente è ancora un toccasana, ogni km in meno è un sollievo per la testa, inizio sentire le gambe pesanti che non spingono più come prima. Da dietro arriva chi ne ha di più,  al quindicesimo km inizia la leggera ma costante salita. Ecco che la pendenza inizia a mietere le prime vittime, gente che inizia a camminare o semplicemente rallenta notevolmente. Non posso dire che i km scorrano veloci, ma il traguardo pian piano si materializza nella mente. A bordo strada un cartello dice che da qui passerà il Giro d’ Italia. I palazzi sempre più alti fanno capire che ci avviciniamo  alla città. Al ventesimo un ristoro inaspettato mi dona parecchio sollievo, ormai vado avanti solo di testa se ascoltassi le gambe mi fermerei, inizio a sentire le voci dello speacker dello stadio, sono con un ragazzo che ho recuperato lungo la salita, lui d’ orgoglio non vuole farsi passare andiamo assieme sino all’ imbocco dello stadio poi aumenta per fare la volata anche se le gambe mi maledicono accetto la volata finale, ma siamo partiti troppo lunghi per me, faccio finta di dargliela vinta e lui non sentendo più la presenza dietro smette di spingere, ma come il ciclismo insegna chi è dietro in volata è favorito, e mentre decellera recupero le ultime forze e dalla sua destra mi sposto sulla sinistra, lui si volta dalla parte dove ero in precedenza ma io sto passando dall’ altra. Lo brucio sulla linea, e la mia gamba destra per insultarmi del lavoro extra mi lancia la stilettata di un mini crampo. Alice mi aspetta all’arrivo ma ci vuole qualche minuto prima che riesco a recuperare il fiato per dirle due parole.  Anche questa è andata chiudo in 1:36:47 che anche se  è più alto di quello che speravo, alla fine va bene cosi, considerando soprattutto tutta la parte finale in salita. Per tempi migliori dovrò scegliere gare più piatte. Alla fine il parere su questa gara è favorevole, ottimo l’ arrivo nello stadio, gara ben presidiata e buon ristoro finale, per l’ ennesima volta faccio un plauso allo sport nel biellese. E io sono già proiettato alle prossime gare, a presto .

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