Momba me ‘na vota, riscoprire la vecchia via

Ivrea,(TO) Piemonte

02 Luglio 2017

Una corsa che ha quarant’ anni di età può aver subito svariati cambi di tracciato e la Momba non è esclusa da questa situazione. Io ho iniziato a correrla che si percorreva l’attuale  tracciato, ma in passato il percorso era diverso. Gli organizzatori decidono di far rivivere l’ emozione del vecchio tracciato quello che è stato calcato dal1979 al 2002.

Mi reco in piazza Ottinetti dove non sono tantissimi i temerari che affronteranno questa Momba che va sempre presa con le molle. La partenza è prevista per le 7. 30 visto che a Luglio le temperature sono solitamente più alte di quelle di Settembre. Non è una gara ufficiale quindi sarà in completa autosufficienza, sia idrica che alimentare, allora uno zainetto con borraccia e qualche barretta diventa fondamentale, almeno per me. Giusto il tempo di scambiare qualche parola con qualche viso amico che inizia da parte di Marco un breve briefing sul percorso. L’atmosfera non è quella della gara ufficiale, i visi sono quasi tutti rilassati e le battute non mancano, poi ci si allinea e comincia il cimento. La strada non sarà  bloccata al traffico quindi la prima insidia è l’attraversamento di via Circonvallazione, ma essendo circa una trentina riusciamo a sgomberare velocemente la carreggiata. Psicologicamente prendo questa parte con prudenza, oggi non ho particolari velleità, ma ci tengo comunque a fare bene e soprattutto a testare la condizione fisica. La salita di via sant’ Ulderico passa veloce, anche perché la faccio chiacchierando con un altro ragazzo . Scendiamo al lago Sirio e la passerella sul muretto permette di godere di una tranquillità che la mattina presto offre, sicuramente nel pomeriggio sarà più trafficato, dopo la spiaggetta dell’ araba comincia la vera corsa, la salita inizia a presentarsi in maniera più decisa sino al bivio della bacciana, qui fa un certo effetto non trovare il gruppetto di persone che non manca mai ad incitare i corridori.

Mi tuffo nel bosco, sono solo  e faccio il mio ritmo, il piede segue bene il tortuoso terreno, questo tratto di bosco offre un percorso nervoso brevi salite che si alternano a brevi piani, e trovare una regolarità aiuta per la parte successiva della corsa, il tratto in ombra aiuta a non patire troppo il caldo. A volte mi piacerebbe avere un contatore di quante volte ho percorso certi sentieri e questo credo sia quello tra i più alti in classifica. Esco dal bosco a Bienca e qui la prima variante rispetto all’ attuale percorso, anziche svoltare a destra per la tettoia saliamo dritti per arrivare a percorrere il rio, appena passato il sottopasso risalgo sulla strada principale di Bienca. Un occhiata al cronometro mi rassicura che sono in tabella, abbandono la strada per affrontare la mulattiera che taglia in verticale la Serra. Qui inizio a dover camminare perché in alcuni tratti il sentiero sale vertiginosamente. Attraversata la provinciale si riprende a salire, un cagnolino a guardia di una casetta mi abbaia ed è il primo suono che sento da circa mezz’ ora. Le gambe girano bene e alterno tratti di corsa a tratti di camminata veloce. Neanche me ne accorgo che mi ritrovo sull’asfalto , riprendo a correre e il traffico scorre di fianco.  Andrate in questo periodo è meta di turisti che ricercano un po’ di aria più fresca. Entro in paese qualche persona mi chiede che gara sia e do qualche spiegazione veloce. Uscendo dal paese inizio ad avvertire un senso di vuoto allo stomaco, dallo zainetto prendo una barretta e della frutta secca. Approfitto di un tratto camminabile  per mangiare, passato pontile affronto il tratto sulle pietre che solitamente è sempre bagnato dal ruscello, anche oggi è cosi, vengo raggiunto da un ragazzo , facciamo qualche metro insieme poi lui ha più ritmo e lo lascio andare. Arrivo a san Giacomo, una bevuta alla fontana, il fumo dei barbecue riempie l’ aria e solletica le papille gustative. Non c’ è tempo per una costina il Redentore aspetta, cosi come aspettano le rampe per arrivarci. Incontro dei signori che fanno il loro tranquillo trekking, mi cedono strada ringrazio e proseguo. Questo tratto si manifesta in tutta la sua durezza qui si incontrano in primi gradoni che costringono la gamba a spingere per andare su. Arrivo a Pinalba e qui la seconda variante, anziché proseguire per la carrozzabile si va su verso l’ alpe Valneira, questo tratto rispetto all’ altro è meno corribile, un bel muro che va su dritto tagliando un pratone verde. Essendo meno trafficato questo sentiero è un pochino più difficile da seguire come traccia principale e sinceramente me lo ricordavo meno duro. Arrivo all’ alpe e attraverso il cortile tra i cani che sbraitano infastiditi. Poi il sentiero torna a salire per diventare per un buon tratto più pianeggiante, anzi in alcuni punti scende per qualche metro. Lo sguardo va sulla pietraia a destra e viene da sorprendersi come la natura possa creare spettacoli cosi poderosi. Arrivo all’ alpe Fornelli e spiace vedere che ormai sono quattro pietre che stanno in piedi per miracolo con il tetto crollato, poi mi preparo psicologicamente alla pietraia sotto il lago. Son contento perché fisicamente reggo, il ritmo però non è dei migliori ma per quello si può lavorare, i pietroni che affronto non li patisco tanto e arrivo in pochi minuti al laghetto. IMG-20170702-WA0001[1]Qui Alessandro fa svoltare per andare verso la cresta che da sul biellese. Oggi niente Bocchetta. Costeggio il lago Pasci e inizio a risalire lungo la cresta, alla destra il panorama sul territorio della provincia di Biella, panorama mozzafiato. Questo sentiero non l’ ho mai fatto, ma mi rendo ben presto conto di quanto sia duro, più che altro per la mancanza di regolarità, quando prendi il ritmo o una discesa o uno strappo più intenso te la toglie. Penso ormai di intravedere il rifugio, invece il percorso aggira una cima e si sposta verso destra, poi finalmente il rifugio appare. Lo raggiungo in pochi minuti e poi il tratto finale è solo più una formalità. In vetta pochi intimi, giusto per dare un cronometro alla corsa. Ovviamente c’ è sempre la stessa emozione che si prova a raggiungere il Redentore anche se reputo questo percorso più duro rispetto l’attuale, più che altro l’ ho trovato meno veloce, anche se tra i due preferisco l’attuale. Che dire, è stata una bella esperienza e un grazie a chi ha organizzato, visto che tracciare in montagna è comunque sempre più impegnativo. Non sarà stata una Momba ufficiale, ma io nel palmares me la segno. A presto.

Annunci
Pubblicato in 2017, I MIEI RACCONTI, MOMENTI DI GARA, TRAIL / OFF ROAD | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Rifugio Fornetto ai piedi della Bella Dormiente !!!!

Castelnuovo Nigra, (TO) Piemonte

25 Giugno 2017

 

La Bella Dormiente, ai più potrà sembrare il nome di una favola per bambini, ma i canavesani conoscono bene quel gruppo di cime montane che creano l’ immagine di una donna che giace supina e che sembra stia dormendo serena. Per anni dal balcone di casa mia quando vivevo a Ivrea è stata lo skyline della mia vita. Quanti tramonti ho ammirato nelle sere d’ estate, e quante volte mi si è presentata nella veste estiva e in quella candida ricoperta di neve nel periodo invernale. Mi si presenta l’ occasione di arrivare con una corsa sotto alla punta Verzel, che sarebbero i piedi della donzella e non mi faccio scappare l’ occasione.  Arrivo a Castelnuovo Nigra alla chiesetta della Visitazione, non sono molti i partenti forse tanti saranno scoraggiati dal fatto che le strade al rientro resteranno chiuse al traffico per il passaggio del campionato italiano di ciclismo. Nonostante il temporale notturno la temperatura è ancora piuttosto calda. Espletate le formalità della partenza ci posizioniamo al via. Quando il giudice lo permette si parte, la strada da asfaltata gira subito a destra nel bosco, come sempre occorre stare attenti a non urtare gli altri visto che il terreno è piuttosto sconnesso, un breve tratto piano poi inizia la salita, il sentiero diventa minimo e ci incolonniamo, la pendenza inizia sin da subito ad essere notevole e essendo incolonnati non mi permette di tenere il ritmo che voglio, diventa un ferma e riparti che eviterei volentieri, presto arriveremo sul monte calvo e capisco perché di tale nome quando ad un tratto sparisce la vegetazione lasciandoci in pieno sole in una salita che continua a chiedere ai polpacci di spingere al massimo per salire. Non ho ancora rotto il fiato e inizio a subire la pendenza, poi diventa più corribile e ci troviamo sulla cresta di una bellissima dorsale, buttando l’ occhio sulla destra si gode un panorama stupendo sulla pianura del Canavese, mentre sulla sinistra si ammira il gruppo della Bella Dormiente.  Inizio a prendere il ritmo giusto, nel frattempo ci siamo sgranati cosi si può affrontare il tracciato come meglio si crede. Arrivo nell’ unico tratto di discesa del percorso, la prima parte è piuttosto tecnica e scendo con la mia solita prudenza, poi la fine diventa un trampolino di lancio per il pratone che porta sulla strada carrozzabile. Metto un berretto in testa perché il sole è cocente, imbocco la carrozzabile dove si corre bene, in pochi minuti mi trovo al pian delle nere,  qui un ristoro è più che gradito e immergo il cappellino nella fontana, per poter godere un po’ più a lungo di refrigerio. Non ho la gamba dei giorni migliori, ma questa gara serve da fieno in cascina, riesco a correre piuttosto bene, patisco un po’ nei tratti più ripidi dove si cammina. E ora il percorso alterna tratti di carrozzabile a tratti di sentiero che tagliano la via principale. Apro la zip della maglia visto che la temperatura è sahariana, davanti a me ho un gruppetto che mi fa da faro ma credo saliamo alla stessa andatura visto che li ho sempre alla medesima distanza. Mi raggiunge un ragazzo facciamo un po’ di metri insieme e mi da delle buone informazioni sul percorso più che altro mi avvisa che gli ultimi due chilometri diventano veramente ripidi quindi meglio averne per il finale. Intanto dalla gamba destra arriva una mail dai miei amici crampi che mi avvisa che loro sarebbero lieti di venire a trovarmi, inizio a pensare che mi sono idratato poco perché i  crampi dopo cinque chilometri non sono normali.  Allora arrivato alla cava al ristoro mi soffermo di più e bevo parecchio, perdo qualche posizione ma devo fare gara su di me, son quelle giornate dove la devi portare a casa. Riparto con il pensiero che ora sarà la parte dura e che i crampi devono trovare chiuso. Alcuni tratti hanno gradoni belli ripidi, ma ogni tanto si riesce a corricchiare. Attorno si sentono le urla dei pastori che richiamano le mucche,  questi sono i suoni che amo.  Arrivo a una baita dove  c’è l’ ultimo ristoro, per fortuna che esistono delle anime buone che si sobbarcano i viveri e scarpinano sino a qui. Inizia l’ ultimo tratto, un sentiero tra una pietraia incastonato in un vallone chiuso, raggiungo alcuni che hanno finito la benzina, non che stia andando forte ma salgo regolare. Inizio a vedere il rifugio un cemtinaio di metri più su, ma cento metri in salita possono essere lunghissimi. Sarà l’ effetto placebo del vedere il traguardo che riesco a spingere di più, il nome fornetto oggi è azzeccato perché anche qua su la temperatura è hot. L’ ultima parte è un sentiero verticale a zig zag, arrivo all’ ultimo tornantino e poi corsetta liberatoria sino all’arrivo. Finita, dura, bella ma che fatica oggi. Soddisfatto di averla portata a casa, un po’ meno della condizione, ma so già che con il caldo il mio fisico mi presenta il conto. Che dire come nella maggior parte delle gare in montagna non rimane che rientrare a piedi, quindi mi incammino verso la macchina riempiendomi gli occhi del panorama che si gode da lassù e con i muscoli un po’ più pieni di dislivello. Bella gara ben organizzata, per chi ama la salita……. da fare! Alle prossime.

Pubblicato in CAMPIONATO PODISTICO CANAVESANO UISP, MOMENTI DI GARA | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Alice 2017,  un percorso da togliere il fiato!

Alice Superiore, (TO) Italia

04 Giugno 2017

 Arrivo ad Alice reduce da due gare andate piuttosto maluccio, IMG_20170604_091857[1]per me Maggio è sempre mese di influenza, patisco il cambio di stagione e tosse e raffreddore sono stati pessimi compagni di viaggio in questo periodo. Più che altro una  debilitazione generale mi da sempre quella sensazione che le gambe si scarichino e devo mollare sui ritmi che invece vorrei tenere. Ma ad Alice non si può mancare, non so perché ma quando penso a questa gara ho sempre ricordi di un gran caldo, e anche oggi nonostante le previsioni dessero temporali il sole splende in un cielo limpido e la temperatura al mattino è già elevata. Oggi potrò contare sul tifo di Alice e Matteo, quest’ ultimo più che alla mia gara sembra interessato allo scivolo del parco giochi, e come dargli torto, il gioco viene prima di tutto. A questa gara viene sempre fatta la foto di squadra e visto che qualche anno per la mia sbadataggine ho perso il momento, quest’ anno sto molto attento a non trovarmi altrove. Non manca molto alla partenza e vado a vedere in che condizione è la discesa che dalla cresta della morena scende al campo sportivo, ovvero quello che ritengo il punto più ostico del percorso. Nonostante la pioggia della sera prima sembra in buone condizioni.  Ormai ci siamo, riesco a stare abbastanza avanti, e qui è positivo perché poi il sentiero chiude più avanti, lo starter rompe gli indugi e si va, subito salita secca, poi si entra tra gli alberi e inizia una leggera discesa. Siamo in piena ombra e occorre badar bene a dove si mettono i piedi per non scivolare sui ciotoli che escono dalla terra. La prima sensazione non è delle migliori ma andiamo avanti e si vedrà. Inizia la parte in salita, si sale incolonnati anche perché qui il sentiero è stretto, la pendenza è regolare anche se  ogni tanto qualche strappetto obbliga a un cambio di ritmo, non respiro ancora bene e vado un po’ in affanno, la gamba non mi da buone sensazioni e in questo tratto dove negli anni passati riuscivo a spingere bene, quest’anno mi limito a salire regolare. Questa gara ha un finale lungo in salita e occorre arrivare con ancora benzina per recuperare posizioni. Il passaggio nel bosco è piuttosto suggestivo, il silenzio della natura è rotto dal respiro affannoso di chi corre, e qualche spiraglio di luce filtra tra le foglie degli alberi. Usciamo dal bosco e inizia il lungo tratto della cresta morenica, ora il sole picchia sul tracciato e la temperatura inizia ad essere piuttosto calda, vorrei allungare ma non sento la sensazione giusta appena spingo di più vado in affanno, limito i danni andando via più regolare, qui si alternano tratti in salita a brevi discese. Passiamo di fianco a una grossa croce in legno, poi più avanti il percorso abbandona la morena per scendere in picchiata verso il campo, entrati nuovamente nel bosco cerco di dare strada a Rossano che è più veloce e non voglio ostacolare, mentre mi passa mi partono entrambe i piedi e sto per andare lungo e tirato quando Rossano d’ istinto mi tiene da un polso e mi permette di non cadere. Grazie a lui evito una bella botta. Finita la discesa svolta secca a sinistra, ecco i miei tifosi Alice e Matteo che mi incitano, una buona dose di energia e provo ad allungare. Ora il percorso scende per una discesa parte sterrata e parte su asfalto e ho la possibilità di rifiatare, ecco il ristoro e un bicchier d’ acqua diventa un doccia in testa più che gradita visto che penso di aver raggiunto i 1000 gradi corporei. Finita la discesa arrivo al lago di Alice e qui il sentiero è piano, ho la sensazione di spingere come un pazzo ma di essere fermo, la testa però mi dice di non esagerare perché il finale è duro qui. Abbandonato il lago c’ è un breve ma duro strappo in salita e poi ricomincia un corribile saliscendi, non guadagno e non perdo. Cerco di incamerare più aria possibile, perché adesso la strada salirà costante sino all’ arrivo. Davanti a me ho un gruppo di quattro persone a circa centocinquanta metri, e man mano che si sale li vedo avvicinarsi ma non OLYMPUS DIGITAL CAMERAtroppo velocemente. Le gambe però non salgono come vorrebbe la testa e quando arriviamo alle case non ho recuperato quanto avrei voluto, provo un cambio di ritmo che sembra dare i suoi frutti, recupero uno davanti a me, ma forse sono partito troppo presto e dopo la curva del cimitero mi passa uno da dietro che ha un grande scatto finale, provo a tenere ma non ho più niente da dare e nonostante  l’incitamento dei miei due supporter chiudo lentamente la mia prova. La sensazione finale è positiva perché rispetto alle ultime gare ho tenuto meglio, ma spero che la condizione migliori e che sti strascichi influenzali finiscano. Comunque mi sono divertito, ma il divertimento maggiore avviene  nel dopo gara con Matteo che avrà fatto duecento metri di dislivello sullo scivolo. Poi nel pomeriggio pic nic al lago di Meugliano e vederlo giocare e scoprire la natura è uno spettacolo impagabile, vederlo dar sfogo alla sua immaginazione con legnetti, pigne e sassolini fa venir voglia di chiedere al tempo di fermarsi. Il premio più grande oggi me lo ha dato lui ! A presto !

Alcune foto della gara

Pubblicato in CALENDARIO GARE, CAMPIONATO PODISTICO CANAVESANO UISP, I MIEI RACCONTI, MOMENTI DI GARA | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Inverso Cima Bossola Inverso 2017 si tocca il cielo con un dito.

Inverso, Valchiusella, (TO) Piemonte

14 Maggio 2017

 IMG_7715

A volte lo sport ti chiede di riscattarti, bisogna crederci, provarci perché puoi cadere, ma devi saperti rialzare. Sto scendendo dal santuario di Belmonte, sono in gara, sto patendo questa discesa tecnica e il pensiero va alla domenica successiva quando ci sarà un’ altra gara con salita e discesa, la prima reazione è quella di dire a me stesso, ma che ci vai a fare tanto in discesa butti sempre  alle ortiche tutto quello che hai fatto di buono in salita. Credo che sia un ragionamento di comodo, di autocommiserazione soprattutto il più facile, tanto per scaricarsi la coscienza sportiva. In settimana però rifletto e mi dico, ma se uno non è bravo in una cosa perché non deve allenarla, perché non lavorarci sopra e ridurre quella rassegnazione mentale che alimenta soltanto la mancanza di un fondamentale. Cosi mi iscrivo. Ho già fatto questa gara nel 2013 e so cosa mi aspetta, quattro chilometri in salita, salita secca quasi un vertical con tratti veramente duri e poi altrettanta strada in discesa sicuramente ancor più impegnativa di quella sopracitata. Arrivo ad Inverso situato in una conca della Valchiusella, tutto intorno solo verde e montagne, scendo dalla macchina e l’aria della valle è ancora di quella pulita.  Il rendez vous è al ristorante il mulin, un capolavoro di architettura montana che si sposa perfettamente con la vallata. Completo l’ iscrizione due parole con Alberto e Ettore, due persone sulle quali mi soffermo un secondo, la famiglia Perino merita un elogio in quanto si è sempre distinta per lo sport valchiusellese, ed ancor oggi vuoi con lo sci club e anche con il podismo sono artefici di competizioni che si spera non vadano perse in un futuro e sicuramente tutte le persone che gravitano attorno a questi eventi collaborando con loro hanno saputo apprezzare la correttezza e la genuinità di questa famiglia. Torniamo a noi, inizio una sorta di riscaldamento, più mirato ad allungarmi visto che la salita tirerà ben bene i tendini. Il tempo passa in fretta e la partenza è imminente, lo starter apre la cerimonia e si va, il primo pezzo su asfalto fa subito capire che è una salitella, le prime curve danno già un’ idea di dove sono i primi e resto impressionato da come l’ atleta in testa stia già prendendo il largo, sembra correre in pianura. Dopo qualche centinaio di metri si abbandona l’ asfalto per aumentare la pendenza su un sentiero sterrato, siamo incolonnati, cerco di mantenere un passo di corsa anche se quelli che precedono rallentano e camminano. Entriamo nel bosco, l’ ombra aiuta a non surriscaldarsi anche perché oggi il sole ci accompagna e si fa sentire. In queste zone d’ ombra le piogge dei giorni scorsi hanno lasciato il terreno scivoloso, intanto inizia il gioco dei sorpassi per riuscire a tenere il proprio ritmo. Si arriva su un tratto piano che permette di rifiatare e di allungare la falcata, ma dura veramente poco perché si attacca nuovamente la salita. Non ci sono curve ne zig zag tra gli alberi, si va su dritto per dritto, questo tratto è veramente duro, vorrei spingere di più ma non sento la gamba giusta e visto che le stesse pendenze le affronterò in discesa mi tengo. Inconsciamente credo che la testa sia già rivolta alla discesa, la temo sono onesto, il pensiero va già a questa difficoltà. Man mano che salgo il fiato si rompe, arriviamo al ristoro che è nei pressi del bar, bevo e recupero un po’ il respiro, ora so che il prossimo pezzo sarà tosto, saliamo a fianco di quella che un tempo era la pista da sci. Quanti ricordi riaffiorano, pensare che un tempo qui c’ era uno skilift fa venire la pelle d’ oca. Una pista che in pochi minuti era finita ma che aveva quella intimità e tranquillità che questi paesini sanno donare. Io che l’ ho vissuta oggi ho un pochino la nostalgia di quel periodo, ma torniamo alla nostra salita, ovviamente non essendoci più lo skilift le gambe si devono dare da fare e le mie iniziano a ricevere qualche mail dalla famiglia crampi, dopo anni che corri conosci il tuo corpo e i segnali che arrivano da esso e da come il muscolo si contrae capisco che i crampetti sono in agguato, il culmine del prato è un muro verticale ma fortunatamente passo indenne, inizia la parte più tecnica quella della cresta che porta sino alla cima. Qui siamo in pieno sole e mentre salgo non posso non ammirare a destra le cime ancora innevate e a sinistra la pianura canavesana e la punta verticale del Monviso, le gambe tutto sommato reggono e aumento il ritmo, passo la pietraia con qualche passaggio più prudente poi il pianoro permette di corricchiare per attaccare il primo colletto, arrivato in cima incrocio i primi che già hanno cominciato la discesa. Li osservoIMG_7710 meravigliato su quanta agilità e coraggio hanno nel buttarsi giù per quelle pietre. Intanto recupero un paio di posizioni e vedo la croce sulla cima che mi fa capire che tra poco si scende. Le persone in punta ti incitano e girare attorno alla croce ha sempre un suo fascino, ok non sarà il Cervino ma è pur sempre una vetta e la soddisfazione di averla toccata è sempre emozionante. Ora inizia lo scivolo verso valle, il primo pezzo lo corro sulle uova, poi il terreno si fa più morbido e mi lascio andare, mi aspetto la cavalleria rusticana dietro che prima o poi mi calpesti, invece sono io a recuperare un paio di atleti che sportivamente mi cedono strada. La difficoltà di questa discesa aumenta perché devi far attenzione a non scontrarti con chi ancora sta salendo. In poco tempo arrivo al pratone della pista da sci, il primo pezzo è come fare un tuffo dal trampolino, poi la traccia del sentiero si fa finissima ma il terreno è regolare, mi suona strano che sin d’ ora ho perso solo quattro posizioni, ma in effetti la sto affrontando in modo più aggressivo anche se sono comunque sempre un po’ frenato e i quadricipiti me lo iniziano a far capire, incontro nuovamente il ristoro che è ancora fornito, poi nuovamente discesa su erba, fortunatamente è piuttosto asciutto e scendo bene. Il signore che mi precede mi fa da riferimento, entriamo nel bosco ormai due chilometri sono andati, ho sempre la sensazione di avere qualcuno dietro ma nessuno passa quindi mi da coraggio. Le gambe però ora bruciano, è come se delle lame entrassero nei quadricipiti, arrivo sul tratto piano che non riesco a spingere è come se la gamba si fosse svuotata, poi si scende nuovamente, arrivo sull’ ultimo tratto prima dell’ asfalto e qui uno mi supera, ora però sull’ asfalto si corre, provo ad attaccarmi a lui ma le gambe mi salutano dicendomi che ora la porti a casa, mi lascio trasportare per inerzia dalla discesa, sulle curve butto uno sguardo dietro ma ho buon margine sugli inseguitori, arrivo stremato ma soddisfatto. Alla fine ho peggiorato rispetto al 2013 ma l’ ho fatto in salita, la discesa di oggi credo sia quella che ho affrontato meglio da quando corro. Quindi il riscatto c’ è stato, ovvio non è che sia stato uno specialista ma nel mio piccolo mi sono preso una rivincita. Salire in Bossola è sempre un piacere, vado via dalla valle contento, lascio il cartello del ristorante con scritto zuppa di ajucche e polenta concia ma quando sei un atleta certe cose non le fai. Scherzi a parte oggi gara che da morale ma soprattutto la consapevolezza che bisogna lavorare ancora tanto. Ciao alle prossime.

Un ringraziamento a Pantacolor per le fotografie

Clicca qui per classifica

Pubblicato in CALENDARIO GARE, CAMPIONATO PODISTICO CANAVESANO UISP, I MIEI RACCONTI, MOMENTI DI GARA | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Correre sul monte sacro

Trusignè Belmonte Trusignè

Valperga, (TO) Piemonte

07 Maggio 2017

 

Oggi si va a Valperga, gara nuova per me, gara che fa parte del circuito uisp montagna, quindi ci sarà salita e ahimè discesa, ma fiducioso mi dirigo nel paese canavesano. Nonostante la frazione del paese sia un piccolo borgo il servizio pare da subito efficiente infatti i parcheggi sono ben gestiti da dei volontari che organizzano il posizionamento delle vetture.

La gara di oggi richiama ancora un maggior numero di atleti visto che decreterà i campioni nazionali di corsa in montagna per la uisp, sicuramente tanti atleti dalle vallate piemontesi tenteranno la vittoria della maglia di campione, il che rende ancora più competitiva la manifestazione.

Prima della nostra gara ci sono le competizioni delle categorie giovanili, poi finalmente ci si può preparare per la nostra avventura.

Un minuto di raccoglimento in ricordo del presidente del Rivarolo ( Berardo), sono sempre momenti toccanti. Poi ci si dispone e nonostante la strada sia piuttosto larga la calca la fa da padrona. Al via qualcuno cade, poi la strada si stringe e di colpo si rallenta leggermente, passerella per le vie centrali del paese e poi il percorso si verticalizza su di una stradina ciotolata, qui diventa difficile tenere un ritmo regolare perché qualcuno che precede rallenta vistosamente, cosi comincia la danza dei sorpassi per togliersi dall’ imbuto. Non ho una gran sensazione non sento una bella gamba e cerco di salire con regolarità, non conosco il percorso quindi meglio stare prudenti. Ora un tratto pianeggiante permette di allungare le gambe, chissà che serva a svegliarle un pochino, poi si abbandona la strada principale per rituffarsi su una salita sterrata. Ora la sensazione è leggermente migliorata anche se ho avuto gambe migliori, guadagno qualche posizione , vorrei spingere di più ma qualcosa mi blocca, ho paura di pagare dopo. La salita ha sempre la stessa pendenza e arriviamo al santuario di Belmonte, questo passaggio mi sembra familiare, forse l’ ho fatto quando ho fatto il trail del Monte Soglio. Si prosegue, al ristoro bevo volentieri, poi svolta a sinistra e scalinata che patisco un po’, dopo la scalinata passiamo vicino a una grossa croce in ferro su un lastrone di cemento, la struttura del simbolo sacro è veramente imponente, questi monumenti creano sempre un’ atmosfera particolare cosi come il redentore su Mombarone o le croci sulle vette di alcuni monti. Passato il monumento inizia la discesa e tra virgolette il mio calvario. Il primo tratto è piuttosto corribile e tutto sommato ne esco piuttosto indenne, poi una sorta di labirinto ci accompagna tra le cappelle votive nel parco del Sacro Monte, poi la discesa più tecnica mi proietta verso il basso e qui patisco il terreno e non di poco, inizio a perdere parecchie posizioni e il morale scivola quanto scivolano le scarpe su alcune pietre scivolose. Ogni tanto qualche dosso artificiale fa capire che questo sentiero viene usato per il downhill e se penso che quei ragazzi si lanciano a tutta con le bici mi viene un misto di brivido e ammirazione. Lo zig zag tra gli alberi mette a dura prova le mie gambe e visto che in queste situazioni tendo ad arretrare i quadricipiti bruciano come una scatola di fiammiferi. Mancano  un paio di chilometri alla fine dell’ agonia, ora il sentiero torna ad essere più corribile per arrivare addirittura ad essere in piano, sembra di essere tornati sul pianoro iniziale, riesco ad allungare e le gambe ne traggono sollievo. Un ultimo sforzo e non da poco lo richiede un’ ultima salita su un terreno fangoso reso ancora più molle dai passaggi di chi ci ha preceduto, il piede affonda nel fango e tirarlo fuori è impresa ardua. Finita la salita si rientra in paese sull’ asfalto, ora la discesa è uno scivolo sino al traguardo. Finalmente è finita, son contento di averla fatta perché è stata una gara che ha avuto la funzione di termometro. Analizzandola non sono soddisfatto della preparazione che ho su salite continuative oltre i due km e ancor più negativo è l’ aspetto della discesa tecnica, di prima analisi fa comodo dire che non è la mia specialità, invece sarà un fondamentale su cui lavorare per essere più competitivo in generale. Quindi domenica andrò ad Inverso dove anche li la discesa non è delle più docili. Ciao a tutti.

Pubblicato in CAMPIONATO PODISTICO CANAVESANO UISP, I MIEI RACCONTI, MOMENTI DI GARA | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Mezza di Santhià, ma le risaie hanno esondato ?

Santhià (VC), Piemonte, Italia

01 maggio 2017

Quest’ inverno mi era balenata l’ idea di fare la maratona di Santhià, ma non avendo fatto lavori specifici per la distanza ho optato per la mezza, non ho seguito un allenamento specifico per la pianura, piuttosto ho concentrato la preparazione sul collinare visti gli obiettivi stagionali prefissati. Cosi quando nelle ultime settimane ho testato qualche lungo in vista della mezza non facevo i salti di gioia.

Eppure i giorni prima della gara ti assale quella malsana idea di provare a fare il personale ma al tempo stesso quel timore di crollare nel finale memore dei test sopracitati. Non ho grandi riferimenti e abbozzo ad Alice di puntare a 1h e 35, che sarebbe comunque il mio miglior risultato( dato che al momento il pb l’ ho fatto a Biella 1:36:47).

Arrivo a Santhià in una giornata dove l’ apertura di un telegiornale definirebbe da colpo di coda dell’ inverno, pioggia, vento freddo giusto per non farsi mancare nulla, ma tutto sommato io con questi climi tiro fuori il meglio di me, quindi non mi preoccupo più di tanto.

Ci sono già tanti intenti nel riscaldamento, partiranno tre gare prima la maratona, poi la mezza ed infine la 10 km, gli speacker danno i ragguagli sul percorso, img_20170430_2129581.jpgi giardinetti sono invasi da gambe che zampettano qua e la per portare i muscoli alla giusta temperatura. Diversamente dalle gare del circuito canavesano qui non sono molti i volti da me conosciuti cosi mi dedico in religioso silenzio anche io alla fase del riscaldamento, ma non vedo l’ ora di partire perché le attese mi infastidiscono. Incrocio Luca che ormai è lanciatissimo nel mondo delle gare e soprattutto delle mezze e posso anche immaginare su quali strade l’abbia preparata, due parole veloci, poi manca poco. Mi allineo, lo sparo tanto atteso non tarda e via si parte, la strada è larga e non c’ è problema di traffico, l’ unico problema è il porfido viscido che ti fa scivolare, due curve secche e passerella su corso nuova Italia, quando lavoravo qua l’ ho calcato centinaia di volte, oggi scorre via veloce, lo scenario si apre su corso sant’ Ignazio, butto l’ occhio al cronometro e credo che dovrei darmi una calmata, anche se oggi voglio essere veloce all’ inizio con la speranza di tenere nel finale. Svolta a sinistra per cominciare a lasciare l’ abitato e immergerci nella campagna santhiatese. Sono con un gruppetto che mi trascina, sembrano tutti della stessa società. Il terzo chilometro mi passa un altro Luca, che corre per la mia stessa società, ha buon passo e in poco prende il largo, cosi come il gruppo con il quale mi trovo, non so se stanno accelerando ma io rimarrò regolare. Arrivo alle rotonde di Tronzano che ormai non ho compagni d’ arme, ma il mio riferimento deve essere il mio Garmin. Il lungo rettilineo che porta a Bianzè ci regala un bel cavalcavia al termine del quale perdo qualche posizione, siamo circa al settimo chilometro e la pioggia che cade copiosa non scalfisce la concentrazione. In questi momenti dove i piedi battono sull’ asfalto come un metronomo hai il piacere di poter pensare a mille cose, è un viaggio con te stesso, dove possono emergere preoccupazioni ma al tempo stesso riaffiorare bellissimi ricordi e questo viaggio celebrale fa scorrere più velocemente i chilometri percorsi. Entro in Bianzè, qui c’è un gradito ristoro, mangio della banana, mettere potassio in cascina spero aiuterà contro la possibilità che vengano a farmi visita i crampi sul finale. Il passaggio in paese è veramente fugace e una stradina stretta è la nostra nuova pista. Intanto ho raggiunto alcuni concorrenti della maratona, queste persone staranno quasi 5 ore sotto l’ acqua e dico sempre che sono loro quelli che hanno veramente la tenacia per affrontare certe gare. A destra lo sguardo cade su una risaia già colma d’ acqua e quando ritorna sulla strada sembra che anche l’ asfalto sia una risaia a tutti gli effetti, e lo conferma quel gelo che pervade il piede quando la scarpa affonda in una pozzanghera.

Tra i miei sorpassi inizio a riconoscere alcuni di quelli che erano con me nel gruppo iniziale, forse hanno tirato troppo e ora pagano dazio, a me invece da morale, le gambe girano ancora bene, o meglio riesco a rispettare la tattica di gara. Verso il quattordicesimo chilometro passiamo in un piccolo agglomerato di cascinali, qui la strada svolta a sinistra e il vento che sino ad ora era sempre stato laterale soffia proprio in senso contrario alla nostra marcia, non è una semplice brezza e la spinta per tenere il passo non è indifferente. Mi passa un ragazzo che ha buon ritmo mi attacco a lui, diciamo che in gergo ciclistico gli ciuccio la ruota, questo mentalmente mi sveglia visto che con il passo mi ero leggermente addormentato, lo tengo per un chilometro poi sento che è meglio mollare un po’. Si avvicina Tronzano e arrivati sulla circonvallazione, la mezza e la maratona separano le loro strade, quindi ora tutti quelli che mi precedono sono potenziali bersagli da mettere nel mirino. Entriamo in paese e qui diversi cambi di traiettoria tolgono un po’ la regolarità al ritmo. Siamo al diciottesimo il sottopasso ci fa uscire dal centro, raggiungo un ragazzo e una ragazza e sulla salita li passo, per prevenire butto giù del magnesio liquido, sinceramente sono stupito dal fatto di non avere cali, anzi le gambe gridano e quindi provo a spingere di più. Le rotonde aprono un lungo rettilineo, inizio a passare quelli che ormai non ne hanno più, non c’ è pubblico ad incitarci, la giornata è infame ma la soddisfazione di poter chiudere in crescendo ha lo stesso effetto di uno che ti incoraggia, passo i capannoni della Magliola e raggiungo il ragazzo a cui avevo ciucciato la ruota in precedenza, lo sprono ad attaccarsi ma mi dice che non ne ha più, rincaro la dose e sembra tener il passo, arriviamo appaiati all’ ultima curva ma lui cede, il porfido è ancora viscido, una duna per rallentare il traffico rende ostica la falcata, le ultime energie e il traguardo mi regala la soddisfazione di aver portato a termine una buona gara.

Tempo finale 1:33:16, che se me lo dicevano prima di partire non ci avrei creduto. Felice soprattutto per aver fatto un buon finale cosa che in passato invece difettavo abbastanza. Bella gara, percorso veloce, peccato il tempo anche se per me alla fine meglio cosi, in una giornata calda avrei patito di più. Ora si torna ai saliscendi con la consapevolezza che anche in piano si può far bene.

Classifica Mezza del riso 

Pubblicato in I MIEI RACCONTI, MEZZE MARATONE, MOMENTI DI GARA | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

La 5 Comuni….. è sempre un piacere…..

Alice Superiore, (TO) Italia

25 Aprile 2017

 

Per me salire in Valchiusella è sempre un piacere, ho tanti ricordi da bambino e buona parte della mia infanzia l’ ho passata in questa valle, il 25 Aprile è collegabile alla corsa dei 5 Comuni, gara dalla quale manco da un paio d’ anni. Ogni anno si parte e si arriva da un comune diverso e quest’ anno il paese interessato è Alice Superiore. Dal numero di macchine che vedo quando arrivo so già che oggi ci saranno tanti iscritti del resto questa gara è piuttosto sentita e affascina molto. La temperatura è quella giusta, le iscrizioni fanno tardare un pochino la partenza e il paese è invaso da gente che va su e giù per il riscaldamento. Arriva il momento atteso, i giudici faticano come sempre a far rispettare le posizioni sulla linea di partenza, conto alla rovescia e si parte, da dietro spingono quello davanti a me si sposta e mi trovo a dover dribblare una fioriera in cemento, il ginocchio destro tira un sospiro di sollievo, e le gambe iniziano a prendere confidenza con il ritmo. Si esce dal centro abitato per andare a sinistra, ora il fondo si fa sterrato e la discesa fa girare velocemente le gambe. Siamo ancora un gruppo numeroso e la difficoltà è non finire addosso a quello che ti precede. In pochi minuti arriviamo nei pressi del lago di Alice, da qui inizia la salita per Pecco, salita su asfalto, non molto ripida ma lunga e qui si vede chi inizia a rallentare perché subisce lo sforzo di salire. Sento le gambe ancora imballate dalla gara di Ingria, e il fiato fatica a regolarizzarsi, di regolare invece cerco di avere il passo anche se quelli con cui sono bene o male so che hanno i miei tempi e li vedo andare  via. Non importa faccio gara su di me, conosco il percorso e so che posso fare bene nell’ ultima parte. Nel frattempo il sole ci onora della sua presenza e il caldo inizia a farsi sentire. Arrivati a Pecco mi preparo per la lunghissima discesa che ci aspetta, Pecco passa via velocissima le curve che si affrontano sembrano quegli idroscivoli dei parchi acquatici, arriviamo a Lugnacco e le stradine del centro del paese spezzano un pochino il ritmo frenetico che si tiene sulla strada principale, anche questo paese scorre via in modo fulmineo lo testimonia anche il garmin che suona spesso per scandire i chilometri passati, entriamo in Vistrorio, i consigli di Alice su come correre in discesa hanno prodotto i loro frutti infatti non ho perso troppe posizioni come al solito. Il ristoro che incontriamo è un toccasana perché ora fa abbastanza caldo. Ho fatto tutta la discesa in compagnia di un atleta che pare avere il mio passo, lo prendo come riferimento, le gambe sono piuttosto doloranti sino al prato dove sarà il morbido del terreno o non so come per magia sembrano riprendersi, passiamo il rettilineo del campo sportivo e inizia la salita per Issiglio, qui il mio compagno d’ arme pare accusare leggermente, psicologicamente mi preparo al tratto che dovremo affrontare perché mi è sempre stato congeniale, in paese ennesimo ristoro,  e poi via oltre il ponte, forse mi sono un po’ addormentato e me lo fa capire il sopraggiungere di un ragazzo con cui in altre gare abbiamo avuto simili risultati, suona la sveglia in testa e mi aggancio a lui, l’ altro lo perdiamo presto, inizia il sentiero sconnesso e questo atleta mi fa segno di passare avanti, io lo interpreto come nel mondo del ciclismo quando due sono in fuga trovano collaborazione e tirano un po’ a testa, cosi mi metto a fare l’ andatura ma capsico presto che il gesto significava passa perché non ne ho più, infatti ben presto non sento più la presenza dietro. Questo tratto a me piace perché ogni tanto trovi la salitina da strappetto che spezza il ritmo e in questi percorso mi sento veramente bene. Infatti vedo davanti atleti che arrancano e li riprendo rapidamente, passiamo sotto il ponte, ora ci sarà un tratto molto ripido, metto le ridotte e corricchiando lo passo agevolmente, manca un chilometro, l’ ultimo pezzo sterrato e poi l’ asfalto passiamo davanti alla gelateria, e qui una discesina fa da trampolino di lancio per il finale, sono al limite vedo che davanti sono irraggiungibili e cerco di gestire su quelli dietro. Chiudo in 56:14  risultato che mi soddisfa parecchio, visto che è anche il miglior tempo di tutte le edizioni a cui ho partecipato. Oggi è stato un buon termometro, sono soddisfatto e so che ho ancora margine per migliorare la condizione, quindi basta solo lavorarci. Complimenti come sempre a chi si prodiga per organizzare questi eventi e come sempre Valchiusella è stato un piacere !!!!!

Classifica 5 Comuni.

Pubblicato in MOMENTI DI GARA | Lascia un commento