Inverso Cima Bossola Inverso 2017 si tocca il cielo con un dito.

Inverso, Valchiusella, (TO) Piemonte

14 Maggio 2017

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A volte lo sport ti chiede di riscattarti, bisogna crederci, provarci perché puoi cadere, ma devi saperti rialzare. Sto scendendo dal santuario di Belmonte, sono in gara, sto patendo questa discesa tecnica e il pensiero va alla domenica successiva quando ci sarà un’ altra gara con salita e discesa, la prima reazione è quella di dire a me stesso, ma che ci vai a fare tanto in discesa butti sempre  alle ortiche tutto quello che hai fatto di buono in salita. Credo che sia un ragionamento di comodo, di autocommiserazione soprattutto il più facile, tanto per scaricarsi la coscienza sportiva. In settimana però rifletto e mi dico, ma se uno non è bravo in una cosa perché non deve allenarla, perché non lavorarci sopra e ridurre quella rassegnazione mentale che alimenta soltanto la mancanza di un fondamentale. Cosi mi iscrivo. Ho già fatto questa gara nel 2013 e so cosa mi aspetta, quattro chilometri in salita, salita secca quasi un vertical con tratti veramente duri e poi altrettanta strada in discesa sicuramente ancor più impegnativa di quella sopracitata. Arrivo ad Inverso situato in una conca della Valchiusella, tutto intorno solo verde e montagne, scendo dalla macchina e l’aria della valle è ancora di quella pulita.  Il rendez vous è al ristorante il mulin, un capolavoro di architettura montana che si sposa perfettamente con la vallata. Completo l’ iscrizione due parole con Alberto e Ettore, due persone sulle quali mi soffermo un secondo, la famiglia Perino merita un elogio in quanto si è sempre distinta per lo sport valchiusellese, ed ancor oggi vuoi con lo sci club e anche con il podismo sono artefici di competizioni che si spera non vadano perse in un futuro e sicuramente tutte le persone che gravitano attorno a questi eventi collaborando con loro hanno saputo apprezzare la correttezza e la genuinità di questa famiglia. Torniamo a noi, inizio una sorta di riscaldamento, più mirato ad allungarmi visto che la salita tirerà ben bene i tendini. Il tempo passa in fretta e la partenza è imminente, lo starter apre la cerimonia e si va, il primo pezzo su asfalto fa subito capire che è una salitella, le prime curve danno già un’ idea di dove sono i primi e resto impressionato da come l’ atleta in testa stia già prendendo il largo, sembra correre in pianura. Dopo qualche centinaio di metri si abbandona l’ asfalto per aumentare la pendenza su un sentiero sterrato, siamo incolonnati, cerco di mantenere un passo di corsa anche se quelli che precedono rallentano e camminano. Entriamo nel bosco, l’ ombra aiuta a non surriscaldarsi anche perché oggi il sole ci accompagna e si fa sentire. In queste zone d’ ombra le piogge dei giorni scorsi hanno lasciato il terreno scivoloso, intanto inizia il gioco dei sorpassi per riuscire a tenere il proprio ritmo. Si arriva su un tratto piano che permette di rifiatare e di allungare la falcata, ma dura veramente poco perché si attacca nuovamente la salita. Non ci sono curve ne zig zag tra gli alberi, si va su dritto per dritto, questo tratto è veramente duro, vorrei spingere di più ma non sento la gamba giusta e visto che le stesse pendenze le affronterò in discesa mi tengo. Inconsciamente credo che la testa sia già rivolta alla discesa, la temo sono onesto, il pensiero va già a questa difficoltà. Man mano che salgo il fiato si rompe, arriviamo al ristoro che è nei pressi del bar, bevo e recupero un po’ il respiro, ora so che il prossimo pezzo sarà tosto, saliamo a fianco di quella che un tempo era la pista da sci. Quanti ricordi riaffiorano, pensare che un tempo qui c’ era uno skilift fa venire la pelle d’ oca. Una pista che in pochi minuti era finita ma che aveva quella intimità e tranquillità che questi paesini sanno donare. Io che l’ ho vissuta oggi ho un pochino la nostalgia di quel periodo, ma torniamo alla nostra salita, ovviamente non essendoci più lo skilift le gambe si devono dare da fare e le mie iniziano a ricevere qualche mail dalla famiglia crampi, dopo anni che corri conosci il tuo corpo e i segnali che arrivano da esso e da come il muscolo si contrae capisco che i crampetti sono in agguato, il culmine del prato è un muro verticale ma fortunatamente passo indenne, inizia la parte più tecnica quella della cresta che porta sino alla cima. Qui siamo in pieno sole e mentre salgo non posso non ammirare a destra le cime ancora innevate e a sinistra la pianura canavesana e la punta verticale del Monviso, le gambe tutto sommato reggono e aumento il ritmo, passo la pietraia con qualche passaggio più prudente poi il pianoro permette di corricchiare per attaccare il primo colletto, arrivato in cima incrocio i primi che già hanno cominciato la discesa. Li osservoIMG_7710 meravigliato su quanta agilità e coraggio hanno nel buttarsi giù per quelle pietre. Intanto recupero un paio di posizioni e vedo la croce sulla cima che mi fa capire che tra poco si scende. Le persone in punta ti incitano e girare attorno alla croce ha sempre un suo fascino, ok non sarà il Cervino ma è pur sempre una vetta e la soddisfazione di averla toccata è sempre emozionante. Ora inizia lo scivolo verso valle, il primo pezzo lo corro sulle uova, poi il terreno si fa più morbido e mi lascio andare, mi aspetto la cavalleria rusticana dietro che prima o poi mi calpesti, invece sono io a recuperare un paio di atleti che sportivamente mi cedono strada. La difficoltà di questa discesa aumenta perché devi far attenzione a non scontrarti con chi ancora sta salendo. In poco tempo arrivo al pratone della pista da sci, il primo pezzo è come fare un tuffo dal trampolino, poi la traccia del sentiero si fa finissima ma il terreno è regolare, mi suona strano che sin d’ ora ho perso solo quattro posizioni, ma in effetti la sto affrontando in modo più aggressivo anche se sono comunque sempre un po’ frenato e i quadricipiti me lo iniziano a far capire, incontro nuovamente il ristoro che è ancora fornito, poi nuovamente discesa su erba, fortunatamente è piuttosto asciutto e scendo bene. Il signore che mi precede mi fa da riferimento, entriamo nel bosco ormai due chilometri sono andati, ho sempre la sensazione di avere qualcuno dietro ma nessuno passa quindi mi da coraggio. Le gambe però ora bruciano, è come se delle lame entrassero nei quadricipiti, arrivo sul tratto piano che non riesco a spingere è come se la gamba si fosse svuotata, poi si scende nuovamente, arrivo sull’ ultimo tratto prima dell’ asfalto e qui uno mi supera, ora però sull’ asfalto si corre, provo ad attaccarmi a lui ma le gambe mi salutano dicendomi che ora la porti a casa, mi lascio trasportare per inerzia dalla discesa, sulle curve butto uno sguardo dietro ma ho buon margine sugli inseguitori, arrivo stremato ma soddisfatto. Alla fine ho peggiorato rispetto al 2013 ma l’ ho fatto in salita, la discesa di oggi credo sia quella che ho affrontato meglio da quando corro. Quindi il riscatto c’ è stato, ovvio non è che sia stato uno specialista ma nel mio piccolo mi sono preso una rivincita. Salire in Bossola è sempre un piacere, vado via dalla valle contento, lascio il cartello del ristorante con scritto zuppa di ajucche e polenta concia ma quando sei un atleta certe cose non le fai. Scherzi a parte oggi gara che da morale ma soprattutto la consapevolezza che bisogna lavorare ancora tanto. Ciao alle prossime.

Un ringraziamento a Pantacolor per le fotografie

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Correre sul monte sacro

Trusignè Belmonte Trusignè

Valperga, (TO) Piemonte

07 Maggio 2017

 

Oggi si va a Valperga, gara nuova per me, gara che fa parte del circuito uisp montagna, quindi ci sarà salita e ahimè discesa, ma fiducioso mi dirigo nel paese canavesano. Nonostante la frazione del paese sia un piccolo borgo il servizio pare da subito efficiente infatti i parcheggi sono ben gestiti da dei volontari che organizzano il posizionamento delle vetture.

La gara di oggi richiama ancora un maggior numero di atleti visto che decreterà i campioni nazionali di corsa in montagna per la uisp, sicuramente tanti atleti dalle vallate piemontesi tenteranno la vittoria della maglia di campione, il che rende ancora più competitiva la manifestazione.

Prima della nostra gara ci sono le competizioni delle categorie giovanili, poi finalmente ci si può preparare per la nostra avventura.

Un minuto di raccoglimento in ricordo del presidente del Rivarolo ( Berardo), sono sempre momenti toccanti. Poi ci si dispone e nonostante la strada sia piuttosto larga la calca la fa da padrona. Al via qualcuno cade, poi la strada si stringe e di colpo si rallenta leggermente, passerella per le vie centrali del paese e poi il percorso si verticalizza su di una stradina ciotolata, qui diventa difficile tenere un ritmo regolare perché qualcuno che precede rallenta vistosamente, cosi comincia la danza dei sorpassi per togliersi dall’ imbuto. Non ho una gran sensazione non sento una bella gamba e cerco di salire con regolarità, non conosco il percorso quindi meglio stare prudenti. Ora un tratto pianeggiante permette di allungare le gambe, chissà che serva a svegliarle un pochino, poi si abbandona la strada principale per rituffarsi su una salita sterrata. Ora la sensazione è leggermente migliorata anche se ho avuto gambe migliori, guadagno qualche posizione , vorrei spingere di più ma qualcosa mi blocca, ho paura di pagare dopo. La salita ha sempre la stessa pendenza e arriviamo al santuario di Belmonte, questo passaggio mi sembra familiare, forse l’ ho fatto quando ho fatto il trail del Monte Soglio. Si prosegue, al ristoro bevo volentieri, poi svolta a sinistra e scalinata che patisco un po’, dopo la scalinata passiamo vicino a una grossa croce in ferro su un lastrone di cemento, la struttura del simbolo sacro è veramente imponente, questi monumenti creano sempre un’ atmosfera particolare cosi come il redentore su Mombarone o le croci sulle vette di alcuni monti. Passato il monumento inizia la discesa e tra virgolette il mio calvario. Il primo tratto è piuttosto corribile e tutto sommato ne esco piuttosto indenne, poi una sorta di labirinto ci accompagna tra le cappelle votive nel parco del Sacro Monte, poi la discesa più tecnica mi proietta verso il basso e qui patisco il terreno e non di poco, inizio a perdere parecchie posizioni e il morale scivola quanto scivolano le scarpe su alcune pietre scivolose. Ogni tanto qualche dosso artificiale fa capire che questo sentiero viene usato per il downhill e se penso che quei ragazzi si lanciano a tutta con le bici mi viene un misto di brivido e ammirazione. Lo zig zag tra gli alberi mette a dura prova le mie gambe e visto che in queste situazioni tendo ad arretrare i quadricipiti bruciano come una scatola di fiammiferi. Mancano  un paio di chilometri alla fine dell’ agonia, ora il sentiero torna ad essere più corribile per arrivare addirittura ad essere in piano, sembra di essere tornati sul pianoro iniziale, riesco ad allungare e le gambe ne traggono sollievo. Un ultimo sforzo e non da poco lo richiede un’ ultima salita su un terreno fangoso reso ancora più molle dai passaggi di chi ci ha preceduto, il piede affonda nel fango e tirarlo fuori è impresa ardua. Finita la salita si rientra in paese sull’ asfalto, ora la discesa è uno scivolo sino al traguardo. Finalmente è finita, son contento di averla fatta perché è stata una gara che ha avuto la funzione di termometro. Analizzandola non sono soddisfatto della preparazione che ho su salite continuative oltre i due km e ancor più negativo è l’ aspetto della discesa tecnica, di prima analisi fa comodo dire che non è la mia specialità, invece sarà un fondamentale su cui lavorare per essere più competitivo in generale. Quindi domenica andrò ad Inverso dove anche li la discesa non è delle più docili. Ciao a tutti.

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Mezza di Santhià, ma le risaie hanno esondato ?

Santhià (VC), Piemonte, Italia

01 maggio 2017

Quest’ inverno mi era balenata l’ idea di fare la maratona di Santhià, ma non avendo fatto lavori specifici per la distanza ho optato per la mezza, non ho seguito un allenamento specifico per la pianura, piuttosto ho concentrato la preparazione sul collinare visti gli obiettivi stagionali prefissati. Cosi quando nelle ultime settimane ho testato qualche lungo in vista della mezza non facevo i salti di gioia.

Eppure i giorni prima della gara ti assale quella malsana idea di provare a fare il personale ma al tempo stesso quel timore di crollare nel finale memore dei test sopracitati. Non ho grandi riferimenti e abbozzo ad Alice di puntare a 1h e 35, che sarebbe comunque il mio miglior risultato( dato che al momento il pb l’ ho fatto a Biella 1:36:47).

Arrivo a Santhià in una giornata dove l’ apertura di un telegiornale definirebbe da colpo di coda dell’ inverno, pioggia, vento freddo giusto per non farsi mancare nulla, ma tutto sommato io con questi climi tiro fuori il meglio di me, quindi non mi preoccupo più di tanto.

Ci sono già tanti intenti nel riscaldamento, partiranno tre gare prima la maratona, poi la mezza ed infine la 10 km, gli speacker danno i ragguagli sul percorso, img_20170430_2129581.jpgi giardinetti sono invasi da gambe che zampettano qua e la per portare i muscoli alla giusta temperatura. Diversamente dalle gare del circuito canavesano qui non sono molti i volti da me conosciuti cosi mi dedico in religioso silenzio anche io alla fase del riscaldamento, ma non vedo l’ ora di partire perché le attese mi infastidiscono. Incrocio Luca che ormai è lanciatissimo nel mondo delle gare e soprattutto delle mezze e posso anche immaginare su quali strade l’abbia preparata, due parole veloci, poi manca poco. Mi allineo, lo sparo tanto atteso non tarda e via si parte, la strada è larga e non c’ è problema di traffico, l’ unico problema è il porfido viscido che ti fa scivolare, due curve secche e passerella su corso nuova Italia, quando lavoravo qua l’ ho calcato centinaia di volte, oggi scorre via veloce, lo scenario si apre su corso sant’ Ignazio, butto l’ occhio al cronometro e credo che dovrei darmi una calmata, anche se oggi voglio essere veloce all’ inizio con la speranza di tenere nel finale. Svolta a sinistra per cominciare a lasciare l’ abitato e immergerci nella campagna santhiatese. Sono con un gruppetto che mi trascina, sembrano tutti della stessa società. Il terzo chilometro mi passa un altro Luca, che corre per la mia stessa società, ha buon passo e in poco prende il largo, cosi come il gruppo con il quale mi trovo, non so se stanno accelerando ma io rimarrò regolare. Arrivo alle rotonde di Tronzano che ormai non ho compagni d’ arme, ma il mio riferimento deve essere il mio Garmin. Il lungo rettilineo che porta a Bianzè ci regala un bel cavalcavia al termine del quale perdo qualche posizione, siamo circa al settimo chilometro e la pioggia che cade copiosa non scalfisce la concentrazione. In questi momenti dove i piedi battono sull’ asfalto come un metronomo hai il piacere di poter pensare a mille cose, è un viaggio con te stesso, dove possono emergere preoccupazioni ma al tempo stesso riaffiorare bellissimi ricordi e questo viaggio celebrale fa scorrere più velocemente i chilometri percorsi. Entro in Bianzè, qui c’è un gradito ristoro, mangio della banana, mettere potassio in cascina spero aiuterà contro la possibilità che vengano a farmi visita i crampi sul finale. Il passaggio in paese è veramente fugace e una stradina stretta è la nostra nuova pista. Intanto ho raggiunto alcuni concorrenti della maratona, queste persone staranno quasi 5 ore sotto l’ acqua e dico sempre che sono loro quelli che hanno veramente la tenacia per affrontare certe gare. A destra lo sguardo cade su una risaia già colma d’ acqua e quando ritorna sulla strada sembra che anche l’ asfalto sia una risaia a tutti gli effetti, e lo conferma quel gelo che pervade il piede quando la scarpa affonda in una pozzanghera.

Tra i miei sorpassi inizio a riconoscere alcuni di quelli che erano con me nel gruppo iniziale, forse hanno tirato troppo e ora pagano dazio, a me invece da morale, le gambe girano ancora bene, o meglio riesco a rispettare la tattica di gara. Verso il quattordicesimo chilometro passiamo in un piccolo agglomerato di cascinali, qui la strada svolta a sinistra e il vento che sino ad ora era sempre stato laterale soffia proprio in senso contrario alla nostra marcia, non è una semplice brezza e la spinta per tenere il passo non è indifferente. Mi passa un ragazzo che ha buon ritmo mi attacco a lui, diciamo che in gergo ciclistico gli ciuccio la ruota, questo mentalmente mi sveglia visto che con il passo mi ero leggermente addormentato, lo tengo per un chilometro poi sento che è meglio mollare un po’. Si avvicina Tronzano e arrivati sulla circonvallazione, la mezza e la maratona separano le loro strade, quindi ora tutti quelli che mi precedono sono potenziali bersagli da mettere nel mirino. Entriamo in paese e qui diversi cambi di traiettoria tolgono un po’ la regolarità al ritmo. Siamo al diciottesimo il sottopasso ci fa uscire dal centro, raggiungo un ragazzo e una ragazza e sulla salita li passo, per prevenire butto giù del magnesio liquido, sinceramente sono stupito dal fatto di non avere cali, anzi le gambe gridano e quindi provo a spingere di più. Le rotonde aprono un lungo rettilineo, inizio a passare quelli che ormai non ne hanno più, non c’ è pubblico ad incitarci, la giornata è infame ma la soddisfazione di poter chiudere in crescendo ha lo stesso effetto di uno che ti incoraggia, passo i capannoni della Magliola e raggiungo il ragazzo a cui avevo ciucciato la ruota in precedenza, lo sprono ad attaccarsi ma mi dice che non ne ha più, rincaro la dose e sembra tener il passo, arriviamo appaiati all’ ultima curva ma lui cede, il porfido è ancora viscido, una duna per rallentare il traffico rende ostica la falcata, le ultime energie e il traguardo mi regala la soddisfazione di aver portato a termine una buona gara.

Tempo finale 1:33:16, che se me lo dicevano prima di partire non ci avrei creduto. Felice soprattutto per aver fatto un buon finale cosa che in passato invece difettavo abbastanza. Bella gara, percorso veloce, peccato il tempo anche se per me alla fine meglio cosi, in una giornata calda avrei patito di più. Ora si torna ai saliscendi con la consapevolezza che anche in piano si può far bene.

Classifica Mezza del riso 

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La 5 Comuni….. è sempre un piacere…..

Alice Superiore, (TO) Italia

25 Aprile 2017

 

Per me salire in Valchiusella è sempre un piacere, ho tanti ricordi da bambino e buona parte della mia infanzia l’ ho passata in questa valle, il 25 Aprile è collegabile alla corsa dei 5 Comuni, gara dalla quale manco da un paio d’ anni. Ogni anno si parte e si arriva da un comune diverso e quest’ anno il paese interessato è Alice Superiore. Dal numero di macchine che vedo quando arrivo so già che oggi ci saranno tanti iscritti del resto questa gara è piuttosto sentita e affascina molto. La temperatura è quella giusta, le iscrizioni fanno tardare un pochino la partenza e il paese è invaso da gente che va su e giù per il riscaldamento. Arriva il momento atteso, i giudici faticano come sempre a far rispettare le posizioni sulla linea di partenza, conto alla rovescia e si parte, da dietro spingono quello davanti a me si sposta e mi trovo a dover dribblare una fioriera in cemento, il ginocchio destro tira un sospiro di sollievo, e le gambe iniziano a prendere confidenza con il ritmo. Si esce dal centro abitato per andare a sinistra, ora il fondo si fa sterrato e la discesa fa girare velocemente le gambe. Siamo ancora un gruppo numeroso e la difficoltà è non finire addosso a quello che ti precede. In pochi minuti arriviamo nei pressi del lago di Alice, da qui inizia la salita per Pecco, salita su asfalto, non molto ripida ma lunga e qui si vede chi inizia a rallentare perché subisce lo sforzo di salire. Sento le gambe ancora imballate dalla gara di Ingria, e il fiato fatica a regolarizzarsi, di regolare invece cerco di avere il passo anche se quelli con cui sono bene o male so che hanno i miei tempi e li vedo andare  via. Non importa faccio gara su di me, conosco il percorso e so che posso fare bene nell’ ultima parte. Nel frattempo il sole ci onora della sua presenza e il caldo inizia a farsi sentire. Arrivati a Pecco mi preparo per la lunghissima discesa che ci aspetta, Pecco passa via velocissima le curve che si affrontano sembrano quegli idroscivoli dei parchi acquatici, arriviamo a Lugnacco e le stradine del centro del paese spezzano un pochino il ritmo frenetico che si tiene sulla strada principale, anche questo paese scorre via in modo fulmineo lo testimonia anche il garmin che suona spesso per scandire i chilometri passati, entriamo in Vistrorio, i consigli di Alice su come correre in discesa hanno prodotto i loro frutti infatti non ho perso troppe posizioni come al solito. Il ristoro che incontriamo è un toccasana perché ora fa abbastanza caldo. Ho fatto tutta la discesa in compagnia di un atleta che pare avere il mio passo, lo prendo come riferimento, le gambe sono piuttosto doloranti sino al prato dove sarà il morbido del terreno o non so come per magia sembrano riprendersi, passiamo il rettilineo del campo sportivo e inizia la salita per Issiglio, qui il mio compagno d’ arme pare accusare leggermente, psicologicamente mi preparo al tratto che dovremo affrontare perché mi è sempre stato congeniale, in paese ennesimo ristoro,  e poi via oltre il ponte, forse mi sono un po’ addormentato e me lo fa capire il sopraggiungere di un ragazzo con cui in altre gare abbiamo avuto simili risultati, suona la sveglia in testa e mi aggancio a lui, l’ altro lo perdiamo presto, inizia il sentiero sconnesso e questo atleta mi fa segno di passare avanti, io lo interpreto come nel mondo del ciclismo quando due sono in fuga trovano collaborazione e tirano un po’ a testa, cosi mi metto a fare l’ andatura ma capsico presto che il gesto significava passa perché non ne ho più, infatti ben presto non sento più la presenza dietro. Questo tratto a me piace perché ogni tanto trovi la salitina da strappetto che spezza il ritmo e in questi percorso mi sento veramente bene. Infatti vedo davanti atleti che arrancano e li riprendo rapidamente, passiamo sotto il ponte, ora ci sarà un tratto molto ripido, metto le ridotte e corricchiando lo passo agevolmente, manca un chilometro, l’ ultimo pezzo sterrato e poi l’ asfalto passiamo davanti alla gelateria, e qui una discesina fa da trampolino di lancio per il finale, sono al limite vedo che davanti sono irraggiungibili e cerco di gestire su quelli dietro. Chiudo in 56:14  risultato che mi soddisfa parecchio, visto che è anche il miglior tempo di tutte le edizioni a cui ho partecipato. Oggi è stato un buon termometro, sono soddisfatto e so che ho ancora margine per migliorare la condizione, quindi basta solo lavorarci. Complimenti come sempre a chi si prodiga per organizzare questi eventi e come sempre Valchiusella è stato un piacere !!!!!

Classifica 5 Comuni.

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Su e giu per Ingria !!!!

Ingria, (TO) Piemonte

23/04/2017

 

Leggo su internet che Ingria è uno dei comuni più piccoli d’ Italia e lo capisci subito quando arrivi, poche case lungo una stradina che si inerpica su per una vallata, ma case che hanno un fascino particolare, che trasudano di tradizione e sobrietà. Uno spaccato di quell’ Italia che rimane attaccata alle proprie radici e dove puoi ancora vedere la signora che si affaccia dal balcone per rimproverare il cane che sta abbaiando perchè disturbato dall’ invasione dei podisti della domenica, In effetti le macchine occupano buona parte della carreggiata e un centinaio di volenterosi oggi vogliono cimentarsi lungo i sentieri di questo paesino della Valsoana. Questa gara fa parte del circuito canavesano montagna e per me sarà un test per vedere come sono messo sulla salita e sulla discesa. Temperatura non molto primaverile ma il sole aiuta, occorre scaldarsi bene visto che la partenza è in discesa. Come dicevo siamo circa poco più di un centinaio e al nastro di partenza c’ è meno ressa rispetto alle gare del circuito strada. Giusto due ragguagli sul percorso e lo starter da il via, dopo pochi metri abbandoniamo le case del borgo, la discesa è su asfalto e cerco di non esagerare ma ultimamente ho cercato di curare anche questo aspetto della corsa e riesco a stare nel gruppetto. Dopo un tornante e altri metri in picchiata arriviamo sulla strada principale che abbandoniamo ben presto per intraprendere un sentiero piuttosto tecnico con tanti gradini in pietra. Ecco che il mio tallone di Achille inizia a evidenziarsi e cerco di non ostacolare più di tanto chi sopraggiunge. Finalmente arriviamo su un ponte che attraversa il fiume, dopodiché il sentiero inizia a verticalizzarsi. Trovo il mio passo e corricchiando inizia la mia ascesa, il sentiero è stretto e a volte chi mi precede rallenta e non riesco a trovare lo spiraglio per passare. Non è una salita regolare si alternano tratti più duri a tratti quasi piani, meglio almeno ogni tanto si rifiata.  Rimango distratto da una ringhiera sulla destra che protegge il passaggio su un salto di una cinquantina di metri, ma l’ occhio cade più che altro sul panorama della vallata, un imbuto selvaggio che guarda verso Pont Canavese. In alcuni tratti la pendenza è notevole e la marcia alpina è d’ obbligo, le gambe che all’ inizio della salita erano un po’ dure ora sembrano girare bene, anche se non ho un termometro su salite continuative, cerco più che altro di salire regolare per non cedere più avanti. Non conosco il percorso ma capisco che tanto quanto si sale tanto poi si scenderà spero solo sia una discesa morbida. Al quarto chilometro la salita dura termina e il sentiero diventa più corribile, inizia un traverso verso monte. Perdo contatto dal gruppo in cui sono, le gambe non sono molto reattive e non oso stare con loro, farò il mio passo. Passiamo vicino a un paio di baite, la vegetazione è rigogliosa e l’ ombra aiuta a tenere una temperatura fresca, il che non guasta. Inizia la discesa che aimè mi fa capire da subito di essere piuttosto tecnica, sento da dietro l’ incalzare di quelli che avevo passato in salita. Dopo circa un chilometro attraversiamo un bellissimo borgo di baite ristrutturate dove gli abitanti danno un incitamento caloroso. Resto affascinato dall’ atmosfera che questo borgo trasmette, ma è talmente piccolo che passa immediatamente. Mi resta l’ ultima parte di discesa da affrontare, non mi sento sicuro e lucido, non sento la sicurezza necessaria per certi terreni e mi irrigidisco, nel frattempo mi incalzano da tutte le parti, ma non mi faccio prendere dalla foga e continuo la mia prudente andatura anche se a volte mi sento un po’ a disagio. A fine discesa avrò perso una ventina di posizioni, ora però si torna dall’ altra parte del fiume e vedo che ci si ripresenta nuovamente la salita. Le gambe sono imballate e essendo sceso piuttosto arretrato ho i quadricipiti devastati, ma le energie non mi hanno ancora salutato e inizia un tentativo di rimonta, un paio li prendo subito. Ora il sentiero sale deciso e vedo quelli avanti arrancare, arriviamo sull’ ultima parte di asfalto e vedo una decina davanti a me quasi in fila indiana, ecco la situazione mi esalta, inizia la rincorsa, in progressione ne recupero almeno quattro, poi la strada spiana e quelli avanti hanno troppo margine. Finisco la corsa, da una parte soddisfatto perché non pensavo di avere questo passo in salita dall’ altra il rammarico di perdere sempre troppo quando ci sono le discese tecniche. Ma alla fine è stata una buona mattinata, attendo la premiazione osservando le cime innevate che circondano Ingria, quassù il tempo sembra essersi un pochino fermato ma questi sono quei momenti dove ti regna quella pace interiore che il tran tran della vita quotidiana ti toglie. Gara rigenerante, alle prossime !

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Alla scoperta dei mirtilli

Chiaverano, fraz. Bienca (TO) Piemonte
08 Gennaio 2017

Innanzitutto Buon Anno a tutti!
Dopo i bagordi delle feste decido di provare a fare un lungo un bel po’ ondulato e quale occasione migliore se non aggregarmi a quelli che faranno la prova dell’anello dei mirtilli. Di cosa si tratta? Semplice, da qualche anno un ottimo e esperto gruppo di runner e appassionati organizza sulle colline dei laghi tra Ivrea e Chiaverano l’ ormai famoso Trailaghi, gara che ha la particolarità di essere corsa a coppie, dall’ anno scorso hanno abbinato il fratellino più piccolo, un percorso più breve da correre singolarmente. Visto che non ne hanno mai basta quest’ anno propongono il fratello maggiore, un trail di 48 km e 2100 mt. di dislivello che probabilmente amplierà il percorso del trailaghi da correre singolarmente.
Arrivo a Bienca e appena scendo dalla macchina vien voglia di risalire e tornare a casa, temperatura polare. Pian piano arrivano le macchine di chi sfiderà il freddo per scoprire questa parte nuova del percorso. Io non sono molto fisionomista, ma credo che una quarantina di persone ci siano. Il percorso sarà guidato principalmente da Fulvio e Sonia che lo conoscono, ma anche Gabri e Diego (che fanno parte dell’ organizzazione) saranno della partita quindi sarà difficile perdersi.
Nel gruppo sono tanti i conoscenti che rivedo, tutta gente che ha nelle gambe i vari sentieri del territorio e che soprattutto le gambe le fanno menare per bene, speriamo quindi di riuscire a tenere il ritmo visto che non sono proprio allenatissimo.
Il gruppo inizia a muoversi si imbocca il sentiero a destra del bar dell’ area sportiva e si prende direzione san peru, il sentiero è largo e bello corribile, prima di arrivare alle prime abitazioni giriamo a destra e qui inizia la prima vera salita, una bella rampetta che ci porta su fino alla provinciale per Biella. La difficoltà organizzativa di queste prove sta nel fatto che ognuno ha un ritmo diverso e cosi si creano dei gruppetti, cosi chi conosce il percorso deve guidare un gruppo. Imbocchiamo un sentiero conosciuto, la mulattiera della Momba, io solitamente la faccio al contrario, oggi in discesa si rivela piuttosto ostica, tra le foglie e il terreno gelato i piedi faticano non poco a scivolare. In pochi minuti siamo a Bienca breve tratto su asfalto per svoltare nuovamente a sinistra e si torna a salire. Gabri mi dice che questa è una salita tosta e non mente, dapprima in asfalto poi sterrata questa salita inizia a far aprire l’ antivento perché il corpo si sta scaldando nonostante la gelida temperatura. Si va verso Chiaverano e arriviamo nel piccolo borgo dove c’è l’ agriturismo. Ad ogni bivio ingannevole chi è davanti si ferma e aspetta quelli dietro. Scendiamo sulla strada in asfalto ( questo tratto è un po’ rischioso visto che passano le macchine), ma ben presto lasciamo la strada principale per prendere per casale richeda (spero di ricordare il nome giusto) qui so già che troveremo un tratto di una mulattiera micidiale una salita veramente tosta, pensavo di trovare più lungo su salite continuative, ma probabilmente sto tenendo il ritmo giusto. Al termine della salita un tratto piano fa rifiatare e conviene farlo perché tra poco attaccheremo la famosa diagonale della Serra, una salita non ripidissima ma lunghetta e costante. Quante volte l’ ho fatta quando vivevamo a Bollengo! Riesco a correrla tutta, facciamo solo la parte bassa, poi svoltiamo a destra per prendere la mulattiera che porta al Ciucarun. Anche qui le foglie non mancano e i ciotoli sono scivolosi, questa è un’altra bella salita da fare per allenarsi, noi la percorriamo però in senso inverso. Arriviamo al Ciucarun e qui si fa una sosta per ricompattare il gruppo. Pochi minuti e la giostra riparte si va verso l’ acquedotto di Bollengo ma al primo sentiero a sinistra inizia una nuova ascesa. Le gambe iniziano a darmi conto della mancanza di allenamento e inizio a percorrere dei tratti camminando, arriviamo sull’ alta via della Serra, qui seguiamo per Andrate, ho perso un po’ di contatto, la sagoma di Ivonne mi permette di prendere il sentiero che corre sulla cresta della morena parallelo all’ alta via. Ho sempre reputato questo il più bel single track del territorio e anche oggi lo confermo, peccato che le gambe non permettano di spingere come vorrei. Ogni tanto a sinistra la vegetazione permette al panorama di mostrare la bellissima vastità della pianura con le montagne che fanno da cornice e il sole dona un po’ di calore sul percorso.
Arriviamo al passo dell’ oca e qui il gruppo si ricongiunge nuovamente, ripartiamo, le gambe sembrano girare meglio arriviamo a un bivio dove scopriremo più avanti sbagliamo, noi teniamo la destra invece dovevamo seguire l’ alta via, e ben presto arriviamo alla torre di guardia, più avanti invece prendiamo una discesa a sinistra che non avevo mai fatto prima, un tratto sottocosta che ci porta ad Andrate in regione Cornale e da qui arriviamo al lavatoio di Santa Maria. Da qui dovremmo prendere un sentiero che ci porterebbe sul Paratore, ma io ho sforato con i tempi e decido di aggregarmi a Ivonne e a un altro ragazzo che rientreranno da un sentiero più breve. Infatti seguendo il percorso della Momba al contrario arriviamo a Bienca.
Purtroppo non ho potuto vedere l’ ultima parte ma non potevo fare diversamente.
Che dire bella giornata, ottimi compagni di viaggio, un ringraziamento a chi si prodiga per organizzare momenti come questo e soprattutto organizza eventi che valorizzano il territorio. Faccio una considerazione, in passato ho corso il trailaghi e l’ho sempre definito un percorso nervoso che sollecita la muscolatura in modo impegnativo soprattutto in certi passaggi tecnici, ora aggiungendo questa parte diventerà ancora più tosto, anche perché dopo questo anello nel quale sono presenti delle salite rompi gambe occorre ancora affrontare Margut e Montesino, non so se farci un pensierino, ma occorre presentarsi belli preparati.
Nel frattempo devo mettere fieno in cascina perché quest’anno voglio togliermi qualche sassolino dalla scarpa in termini cronometrici e chi mi conosce ha già capito di cosa sto parlando. Alle prossime e Buon 2017!

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Ivrea-Mombarone 2016 Buon 40°anniversario

Ivrea, (TO) Piemonte

18 Settembre 2016

Nella vita ci sono eventi che restano indelebili, eventi che ti segnano e che tu cerchi per rivivere emozioni delle quali il tuo cervello ma soprattutto il tuo cuore si nutrono, ecco uno di questi eventi si chiama Ivrea-Mombarone.

Quest’ anno avevo deciso di tentare il personale, ma una serie di eventi e sicuramente la cosa più vera è che non ho avuto la testa e la mentalità giusta, mi hanno portato a non prepararmi come avrei dovuto, decido solo agli inizi di Settembre di iscrivermi, provo alcuni pezzi e mi rendo conto di non aver grosse velleità di tempo, ma con la mentalità dei ciclisti di un tempo le gare vanno onorate e cosi sarà.

Arriva la terza domenica di Settembre, il sabato sera giove pluvio ha deciso di fare festa e ha scaricato acqua a più non posso. La sveglia suona presto, l’ orecchio apre bene il timpano per cercare di captare un possibile tintinnio di pioggia, ma tutto tace. Non mi importa più di tanto il clima, anche perché il mio anno migliore è stato quando il pioggia e freddo hanno fatto capolino e forse proprio in queste condizioni mi esalto. Faccio piano per non disturbare la famiglia, Alice e Matteo restano a casa, non avrebbe senso farli venire con il tempaccio. Inizia la colazione di rito, quella dove non sai mai se ti stai alimentando in maniera corretta in base all’impegno che dovrai affrontare. Questa è l’unica gara che temo veramente perché non sai mai il tuo corpo come reagirà, sia allo sbalzo climatico dalla pianura alla montagna che allo sforzo profuso per arrivare in colma. Parto da casa, appena uscito da Cigliano uno scrosciare d’ acqua si abbatte sul parabrezza, appena passato Moncrivello come per magia smette di piovere e inizio a scrutare la cima del Mombarone, la vetta mi appare tagliente sullo skyline, non ha nevicato ed è una buona notizia.

Arrivo a Ivrea e inizio a respirare aria di gara, da qualche auto parcheggiata l’ aria si inebria di quell’ odore di canfora che solo alle gare podistiche riesci a respirare. Piazza Ottinetti è ancora vuota, ritiro il pettorale, mi assalgono una marea di dubbi su cosa indossare, a Ivrea tutto sommato non fa freddo ma su in cima sicuramente non saremo a Copacabana, ma se ti copri troppo poi patisci il caldo sotto e via via una serie di seghe mentali che mando presto a quel paese, canotta un antivento e i bracciali andranno benissimo se batti i denti ti fai furbo. Intanto la piazza si sta riempiendo, rivedo i soliti afficionados della gara e fa sempre piacere incontrare persone che magari vedi solo in queste occasioni ma sai che condividono con te ore passate a salire su quei sentieri durante i mesi estivi, ognuno ha i suoi tempi ognuno ha dedicato quello che ha potuto, ma alla fine la passione è la stessa per tutti.

Incontro Gianfranco, prendiamo un caffè due parole durante un breve riscaldamento e poi ci avviamo alla punzonatura del chip. Intanto il brusio della piazza è quasi narcotico, ognuno confida i propri timori, le proprie speranze e solo l’ intervento dell’ organizzazione con le ultime raccomandazioni interrompe la caciara di sottofondo. L’ adrenalina inizia a pompare, una morsa allo stomaco comincia ad avvisarmi che ci siamo, tra poco giù il gettone e la giostra inizia il giro. Le teste sono già rivolte ai cronometri lo sparo, tuona, squarcia la via e il tam tam ritmato delle scarpe sul porfido diventa la colonna sonora della città. Via Palestro sembra troppo stretta per ospitarci tutti e appena si apre su porta Vercelli sembriamo uno sciame di vespe impazzite che escono dall’ alveare. Via Circonvallazione è più larga, si possono tenere le traettorie più congeniali, un vero trampolino di lancio verso l’ olimpo dei grimpeur.

Come al solito butto un occhio al gps e come al solito strabuzzo gli occhi nel vedere l’andatura che sto tenendo, la foga della partenza come ogni anno mi trascina in uno stato di esaltazione da quattrocentometrista ma come diceva un signore di mia conoscenza per fare bene alla Momba devi partire forte tenere nella parte centrale e accelerare nella parte alta…… Scherzi a parte si arriva presto in via Sant’ Ulderico e la prima salita fa accorciare la falcata, l’ umidità nell’aria inizia a stimolare la sudorazione e ringrazio di non essermi coperto troppo. In pochi minuti arriviamo al lago Sirio, lungo lo sterrato del muretto lo sguardo non può non andare (come ogni anno) lassù, non ci sono nuvole, e si può ammirare la colma e intravedere la sagoma del Redentore. Credo che chiunque nel pensare di andare sin lassù abbia avuto delle avvisaglie di sana pazzia. Torniamo alla gara, il lago scorre via e inizia la salita continuativa, l’ asfalto della Bacciana comincia a tagliare il fiato, questo tratto l’ ho sempre visto come un termometro della situazione, inizi a renderti conto di come stai realmente, tutto sommato mi sento a posto quindi è buon auspicio. In cima alla salita i primi sostenitori iniziano a darti la dose giusta di incoraggiamento, butto un occhio a dove si metteva sempre mio papà con la Vespa e uno sguardo va in cielo, oggi di sicuro sta guardando. Entro nel bosco con un gruppetto che reputo avere il mio ritmo ideale. Negli anni passati conoscevo a memoria gli appoggi sulle pietre di questo tratto, e ancor oggi che vengo molto meno in questi luoghi, inconsciamente il corpo segue le stesse traiettorie di un tempo. Mamma mia, è sempre bello correre nell’ anello dei 5 laghi, i cambi di ritmo che  questi sentieri ti costringono a tenere rendono piacevole lo sforzo fisico. Con la testa entro in un’ altra dimensione e non mi rendo conto del passare del tempo e soprattutto di dove sto passando, in un batter d’ occhio mi ritrovo a Bienca. Qui il primo riscontro cronometrico dice che sono un po’ in ritardo rispetto la tabella prefissata, ah dimenticavo mi sono tarato per le tre ore.  Primo ristoro, visto che sudo parecchio meglio idratarsi bene, i crampi più avanti sono un bello spauracchio. Iniziano le prime rampe decise, qui visto anche l’ intenso traffico da bollino nero del controesodo il tratto non permette di correre con regolarità. Lungo la mulattiera nel bosco le scarpe mi danno l’ indicazione che non hanno una buona tenuta sulle pietre rese scivolose dalla pioggia notturna. In queste condizioni le gambe lavorano di più. Il trenino sale lungo il sentiero, nell’ aria si sente solo il sibilo ritmato del fiato dei miei compagni d’ avventura e viste le pendenze il suono si fa sempre più forte. Ora si taglia la provinciale e dopo pochi metri di asfalto si torna alla terra, rampa dura che porta nuovamente nel bosco, torno a correre per un breve tratto poi la prudenza prende il sopravvento e rifiato un po’. Ho perso contatto da chi era con me a Bienca ma è giusto che faccia il mio ritmo perché di testa spaccherei il mondo ma la condizione non lo permette. Arrivo nuovamente sull’ asfalto, si torna a correre sino al ristoro del lavatoio di santa Maria, mi sono prefissato di bere parecchio e cosi faccio, mi rimetto in moto arrivo presto ad Andrate, qui come sempre nella piazzetta del panificio e in quella di san Rocco il tifo della gente è una gioia al cuore, una sorta di iniezione di forza direttamente nei polpacci peccato scorra via velocemente questo toccasana, lascio l’ abitato e si prosegue , arrivo a pontile ennesimo ristoro, questa volta più veloce, poi si svolta a sinistra e nuovamente mulattiera. Stranamente io di solito canticchio silenziosamente nella testa una canzone mentre faccio questa gara ma oggi no, nessun brano è diventato la colonna sonora della fatica. Di riflesso però il percorso pare scorrere via velocemente, e infatti dopo i due strappi duri arrivo a san Giacomo. Qui Stefano con un aggeggio bianco in mano rileva l’ intertempo. Butto un occhio al cronometro e sono in tabella, ora spero solo che la distanza non giochi brutti scherzi visto che non ho molti lunghi nelle gambe. Non fa freddo anzi la temperatura è ideale, salgo con un passo che reputo giusto e piuttosto regolare, se qualcuno mi passa non provo a tenerne il ritmo, la gara la faccio su me stesso. I pensieri si intrecciano mentre salgo, vengono in mente momenti in queste zone di gare passate o semplicemente di persone incontrate durante le salite in allenamento, quasi che la testa sia in un’ altra dimensione, non so se sia una giusta situazione o sarebbe meglio essere concentrato più sul momento in se, ma questa dimensione sembra far scorrere più veloce il tragitto. Infatti mi ritrovo presto sul tratto in asfalto, qui accenno una corsa con frequenza corta, ma non faccio un lungo tratto che torno nuovamente a camminare regolare. Arrivo al taglio trasversale sulla pietraia e inizio a intravedere i due omini segnavia di pietra sotto Pinalba, dopo pochi minuti mi appare l’ alpe con relativo ristoro, qui sento la voce di Beppe che mi incita, è un peccato non averlo della partita so che ci tiene a questa gara, una voce amica che incita fa sempre piacere, come fa piacere la gelatina che mi offre Alberto in prossimità del ristoro, soprattutto le papille gustative ringraziano. Torno a correre lungo la carrozzabile, qui la pendenza moderata permette anche di spingere un pochino di più, non appena la strada si verticalizza nuovamente il passo rallenta, ennesimo ristoro a Pian Curtassa e qui come sempre la festa dilaga, grazie ai Fià Curt che ogni anno ne inventano una diversa, li per li non capisco il tema di quest’ anno ( lo scoprirò al rientro che hanno improvvisato in maniera spettacolare un autogrill) sento solo la voce di Max che dal megafono nomina ogni passaggio con il relativo nome e lo incita in maniera goliardica, semplicemente un grande come del resto tutti gli altri componenti di questa allegra brigata! Torno in autostrada e passo la Viona, il sentiero ora è molto fangoso, già normalmente questo tratto è piuttosto umido, oggi dopo la pioggia il pantano incolla la scarpa al suolo, percorro il tratto sotto le baite un po’ timoroso per il viscido delle pietre. Appena passo il crottino in pietra una stilettata al tendine d’ Achille della gamba destra mi avvisa che i crampi avrebbero piacere di essere compagni di viaggio, ma visto che solitamente amo viaggiare con ospiti graditi respingo la proposta e continuo da solo. Questo tratto non ha gradoni particolarmente alti e questo mi aiuta ad allungare un po’ le gambe, certo che mentalmente questo mi condiziona e infatti inconsciamente rallento il passo. Arrivo alla pietraia e qui mi rendo conto di non avere un gran piede montagnino, un paio di perdite di aderenza delle scarpe mi intimoriscono e sembro camminare sulle uova. Lo sguardo va verso il muro di pietra che mi attende e vedo il serpente umano di atleti che in religiosa processione si accinge a scalare l’ arduo passaggio. Fortunatamente i crampi si limitano a qualche leggera stilettata nel solito tendine cosi mi aiuto con le mani nei punti dove la spinta del polpaccio è accentuata. Scollino al lago Pasci, qui la temperatura ora è fredda, spero in un tea caldo ma al ristoro solo liquidi freddi, che comunque bevo visto che la disidratazione sembra essere un’ alleata del crampo.

Dopo il lago il sentiero per un tratto spiana, corro e cerco di allungare i tendini, sino all’attacco della Bocchetta, qui trovo chi mi precede che rallenta vistosamente, in queste situazioni per passarli a volte fai delle accelerazioni che possono essere fatali, scelgo i momba2punti giusti per i sorpassi e arrivo sul colle, reputo questo tratto il più impegnativo della gara, anche perché lo fai con già 19 km nelle gambe e ha dei passaggi dove la gamba deve spingere notevolmente per salire. Cartello dell’ ultimo km, inizia il primo traverso quello più pianeggiante, qui si corre, sono in compagnia di Valanzano, un’ icona di questa gara, un uomo che ha corso tutte e quaranta le riedizioni, insomma uno che conosce pietra per pietra il percorso, seguo ogni suo passo ogni sua traettoria, ho solo da imparare, il tifo che gli attribuiscono sotto il rifugio fa quasi commuovere me. Arriviamo al rifugio, ormai siamo entrati in quella zona dove la testa  è già al traguardo non c’ è più nulla che ti può fermare, sembra quasi come quando dall’ aereoporto agganciano l’ aereo e lo pilotano sino alla pista, ecco qui è la stessa cosa, ritrovi energie e adrenalina che ti portano su, resto dietro quasi in timorosa riverenza, ma Valanzano da vero sportivo mi accenna di passare e cosi faccio. Ormai si sentono le voci dalla colma, un primo traverso, poi all’ inversione a sinistra opto per il percorso più lungo ma meno ripido visto che il tendine ormai e accerchiato dai crampi che avranno trovato un passaggio e mi hanno raggiunto, ma l’atmosfera della colma ormai fa si che la testa non percepisca i dolori, ormai il bersaglio è stato mirato e bisogna fare centro, non starò sotto le tre ore ma va bene cosi, so di aver corso gestendo in modo ottimale quello che era il mio potenziale, manca poco la gente ora è li e grida, gli ultimi gradini e poi anche quest’ anno ho onorato la corsa. Arrivare è sempre una grande emozione!arrivo-momba Fa freddo ma non lo senti, si è creata una sorta di campana di adrenalina che ti anestetizza da tutto, voglio solo godermi il panorama, guardare le cime delle montagne e ammirare l’ immensità dell’ arco alpino. Metto la tutina di carta, il tempo di un tea finalmente caldo e inizio il rientro. Visto che il terreno è scivoloso la prendo con calma e prudenza, scendo da solo e ora mi godo i momenti di salita. A Pinalba lo sguardo va verso la pianura, cerco la collina di Miralta, quando mi alleno a Moncrivello l’occhio va sempre a cercare Mombarone e ora vedere quel punto mi fa tornare in mente tutte le volte che sono stato li. Poi guardo verso Ivrea e come ogni anno mi dico, cavoli prima ero laggiù e in cuor mio cresce la soddisfazione per l’ ennesima Momba ! Un ringraziamento va alla famiglia Zagato che offrendomi un passaggio dopo San Giacomo mi hanno evitato di fare l’edizione vintage salita e discesa. Una considerazione, mentre saliva ho sentito una ragazza che diceva che sarebbe stata la prima e ultima Momba, io le ho gridato vedrai arrivi e domani farai già l’ iscrizione per il prossimo anno. E’ una gara bellissima, porta via tanto tempo prepararla, uno ripensa agli sforzi per allenarsi e alla sofferenza lungo quelle pietraie, ma rispecchia la vita, è dura devi sempre lottare, ci sono punti dove molleresti tutto e punti dove puoi rifiatare, ma è una gara che una volta che ti è entrata dentro non ti lascia più.

Il prossimo anno tenterò il personale, la strada per questo obiettivo è già stata decisa il giorno dopo, tra un anno tireremo le somme. Un ringraziamento non può mancare per mio figlio Matteo che è la vera motivazione della mia vita, e a mia moglie Alice che riesce a sopperire alle ore che dedico nelle mie uscite sportive. Si ringrazia PANTACOLOR per le fotografie.

A presto.

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