Inverso Cima Bossola Inverso 2017 si tocca il cielo con un dito.

Inverso, Valchiusella, (TO) Piemonte

14 Maggio 2017

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A volte lo sport ti chiede di riscattarti, bisogna crederci, provarci perché puoi cadere, ma devi saperti rialzare. Sto scendendo dal santuario di Belmonte, sono in gara, sto patendo questa discesa tecnica e il pensiero va alla domenica successiva quando ci sarà un’ altra gara con salita e discesa, la prima reazione è quella di dire a me stesso, ma che ci vai a fare tanto in discesa butti sempre  alle ortiche tutto quello che hai fatto di buono in salita. Credo che sia un ragionamento di comodo, di autocommiserazione soprattutto il più facile, tanto per scaricarsi la coscienza sportiva. In settimana però rifletto e mi dico, ma se uno non è bravo in una cosa perché non deve allenarla, perché non lavorarci sopra e ridurre quella rassegnazione mentale che alimenta soltanto la mancanza di un fondamentale. Cosi mi iscrivo. Ho già fatto questa gara nel 2013 e so cosa mi aspetta, quattro chilometri in salita, salita secca quasi un vertical con tratti veramente duri e poi altrettanta strada in discesa sicuramente ancor più impegnativa di quella sopracitata. Arrivo ad Inverso situato in una conca della Valchiusella, tutto intorno solo verde e montagne, scendo dalla macchina e l’aria della valle è ancora di quella pulita.  Il rendez vous è al ristorante il mulin, un capolavoro di architettura montana che si sposa perfettamente con la vallata. Completo l’ iscrizione due parole con Alberto e Ettore, due persone sulle quali mi soffermo un secondo, la famiglia Perino merita un elogio in quanto si è sempre distinta per lo sport valchiusellese, ed ancor oggi vuoi con lo sci club e anche con il podismo sono artefici di competizioni che si spera non vadano perse in un futuro e sicuramente tutte le persone che gravitano attorno a questi eventi collaborando con loro hanno saputo apprezzare la correttezza e la genuinità di questa famiglia. Torniamo a noi, inizio una sorta di riscaldamento, più mirato ad allungarmi visto che la salita tirerà ben bene i tendini. Il tempo passa in fretta e la partenza è imminente, lo starter apre la cerimonia e si va, il primo pezzo su asfalto fa subito capire che è una salitella, le prime curve danno già un’ idea di dove sono i primi e resto impressionato da come l’ atleta in testa stia già prendendo il largo, sembra correre in pianura. Dopo qualche centinaio di metri si abbandona l’ asfalto per aumentare la pendenza su un sentiero sterrato, siamo incolonnati, cerco di mantenere un passo di corsa anche se quelli che precedono rallentano e camminano. Entriamo nel bosco, l’ ombra aiuta a non surriscaldarsi anche perché oggi il sole ci accompagna e si fa sentire. In queste zone d’ ombra le piogge dei giorni scorsi hanno lasciato il terreno scivoloso, intanto inizia il gioco dei sorpassi per riuscire a tenere il proprio ritmo. Si arriva su un tratto piano che permette di rifiatare e di allungare la falcata, ma dura veramente poco perché si attacca nuovamente la salita. Non ci sono curve ne zig zag tra gli alberi, si va su dritto per dritto, questo tratto è veramente duro, vorrei spingere di più ma non sento la gamba giusta e visto che le stesse pendenze le affronterò in discesa mi tengo. Inconsciamente credo che la testa sia già rivolta alla discesa, la temo sono onesto, il pensiero va già a questa difficoltà. Man mano che salgo il fiato si rompe, arriviamo al ristoro che è nei pressi del bar, bevo e recupero un po’ il respiro, ora so che il prossimo pezzo sarà tosto, saliamo a fianco di quella che un tempo era la pista da sci. Quanti ricordi riaffiorano, pensare che un tempo qui c’ era uno skilift fa venire la pelle d’ oca. Una pista che in pochi minuti era finita ma che aveva quella intimità e tranquillità che questi paesini sanno donare. Io che l’ ho vissuta oggi ho un pochino la nostalgia di quel periodo, ma torniamo alla nostra salita, ovviamente non essendoci più lo skilift le gambe si devono dare da fare e le mie iniziano a ricevere qualche mail dalla famiglia crampi, dopo anni che corri conosci il tuo corpo e i segnali che arrivano da esso e da come il muscolo si contrae capisco che i crampetti sono in agguato, il culmine del prato è un muro verticale ma fortunatamente passo indenne, inizia la parte più tecnica quella della cresta che porta sino alla cima. Qui siamo in pieno sole e mentre salgo non posso non ammirare a destra le cime ancora innevate e a sinistra la pianura canavesana e la punta verticale del Monviso, le gambe tutto sommato reggono e aumento il ritmo, passo la pietraia con qualche passaggio più prudente poi il pianoro permette di corricchiare per attaccare il primo colletto, arrivato in cima incrocio i primi che già hanno cominciato la discesa. Li osservoIMG_7710 meravigliato su quanta agilità e coraggio hanno nel buttarsi giù per quelle pietre. Intanto recupero un paio di posizioni e vedo la croce sulla cima che mi fa capire che tra poco si scende. Le persone in punta ti incitano e girare attorno alla croce ha sempre un suo fascino, ok non sarà il Cervino ma è pur sempre una vetta e la soddisfazione di averla toccata è sempre emozionante. Ora inizia lo scivolo verso valle, il primo pezzo lo corro sulle uova, poi il terreno si fa più morbido e mi lascio andare, mi aspetto la cavalleria rusticana dietro che prima o poi mi calpesti, invece sono io a recuperare un paio di atleti che sportivamente mi cedono strada. La difficoltà di questa discesa aumenta perché devi far attenzione a non scontrarti con chi ancora sta salendo. In poco tempo arrivo al pratone della pista da sci, il primo pezzo è come fare un tuffo dal trampolino, poi la traccia del sentiero si fa finissima ma il terreno è regolare, mi suona strano che sin d’ ora ho perso solo quattro posizioni, ma in effetti la sto affrontando in modo più aggressivo anche se sono comunque sempre un po’ frenato e i quadricipiti me lo iniziano a far capire, incontro nuovamente il ristoro che è ancora fornito, poi nuovamente discesa su erba, fortunatamente è piuttosto asciutto e scendo bene. Il signore che mi precede mi fa da riferimento, entriamo nel bosco ormai due chilometri sono andati, ho sempre la sensazione di avere qualcuno dietro ma nessuno passa quindi mi da coraggio. Le gambe però ora bruciano, è come se delle lame entrassero nei quadricipiti, arrivo sul tratto piano che non riesco a spingere è come se la gamba si fosse svuotata, poi si scende nuovamente, arrivo sull’ ultimo tratto prima dell’ asfalto e qui uno mi supera, ora però sull’ asfalto si corre, provo ad attaccarmi a lui ma le gambe mi salutano dicendomi che ora la porti a casa, mi lascio trasportare per inerzia dalla discesa, sulle curve butto uno sguardo dietro ma ho buon margine sugli inseguitori, arrivo stremato ma soddisfatto. Alla fine ho peggiorato rispetto al 2013 ma l’ ho fatto in salita, la discesa di oggi credo sia quella che ho affrontato meglio da quando corro. Quindi il riscatto c’ è stato, ovvio non è che sia stato uno specialista ma nel mio piccolo mi sono preso una rivincita. Salire in Bossola è sempre un piacere, vado via dalla valle contento, lascio il cartello del ristorante con scritto zuppa di ajucche e polenta concia ma quando sei un atleta certe cose non le fai. Scherzi a parte oggi gara che da morale ma soprattutto la consapevolezza che bisogna lavorare ancora tanto. Ciao alle prossime.

Un ringraziamento a Pantacolor per le fotografie

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