Momba me ‘na vota, riscoprire la vecchia via

Ivrea,(TO) Piemonte

02 Luglio 2017

Una corsa che ha quarant’ anni di età può aver subito svariati cambi di tracciato e la Momba non è esclusa da questa situazione. Io ho iniziato a correrla che si percorreva l’attuale  tracciato, ma in passato il percorso era diverso. Gli organizzatori decidono di far rivivere l’ emozione del vecchio tracciato quello che è stato calcato dal1979 al 2002.

Mi reco in piazza Ottinetti dove non sono tantissimi i temerari che affronteranno questa Momba che va sempre presa con le molle. La partenza è prevista per le 7. 30 visto che a Luglio le temperature sono solitamente più alte di quelle di Settembre. Non è una gara ufficiale quindi sarà in completa autosufficienza, sia idrica che alimentare, allora uno zainetto con borraccia e qualche barretta diventa fondamentale, almeno per me. Giusto il tempo di scambiare qualche parola con qualche viso amico che inizia da parte di Marco un breve briefing sul percorso. L’atmosfera non è quella della gara ufficiale, i visi sono quasi tutti rilassati e le battute non mancano, poi ci si allinea e comincia il cimento. La strada non sarà  bloccata al traffico quindi la prima insidia è l’attraversamento di via Circonvallazione, ma essendo circa una trentina riusciamo a sgomberare velocemente la carreggiata. Psicologicamente prendo questa parte con prudenza, oggi non ho particolari velleità, ma ci tengo comunque a fare bene e soprattutto a testare la condizione fisica. La salita di via sant’ Ulderico passa veloce, anche perché la faccio chiacchierando con un altro ragazzo . Scendiamo al lago Sirio e la passerella sul muretto permette di godere di una tranquillità che la mattina presto offre, sicuramente nel pomeriggio sarà più trafficato, dopo la spiaggetta dell’ araba comincia la vera corsa, la salita inizia a presentarsi in maniera più decisa sino al bivio della bacciana, qui fa un certo effetto non trovare il gruppetto di persone che non manca mai ad incitare i corridori.

Mi tuffo nel bosco, sono solo  e faccio il mio ritmo, il piede segue bene il tortuoso terreno, questo tratto di bosco offre un percorso nervoso brevi salite che si alternano a brevi piani, e trovare una regolarità aiuta per la parte successiva della corsa, il tratto in ombra aiuta a non patire troppo il caldo. A volte mi piacerebbe avere un contatore di quante volte ho percorso certi sentieri e questo credo sia quello tra i più alti in classifica. Esco dal bosco a Bienca e qui la prima variante rispetto all’ attuale percorso, anziche svoltare a destra per la tettoia saliamo dritti per arrivare a percorrere il rio, appena passato il sottopasso risalgo sulla strada principale di Bienca. Un occhiata al cronometro mi rassicura che sono in tabella, abbandono la strada per affrontare la mulattiera che taglia in verticale la Serra. Qui inizio a dover camminare perché in alcuni tratti il sentiero sale vertiginosamente. Attraversata la provinciale si riprende a salire, un cagnolino a guardia di una casetta mi abbaia ed è il primo suono che sento da circa mezz’ ora. Le gambe girano bene e alterno tratti di corsa a tratti di camminata veloce. Neanche me ne accorgo che mi ritrovo sull’asfalto , riprendo a correre e il traffico scorre di fianco.  Andrate in questo periodo è meta di turisti che ricercano un po’ di aria più fresca. Entro in paese qualche persona mi chiede che gara sia e do qualche spiegazione veloce. Uscendo dal paese inizio ad avvertire un senso di vuoto allo stomaco, dallo zainetto prendo una barretta e della frutta secca. Approfitto di un tratto camminabile  per mangiare, passato pontile affronto il tratto sulle pietre che solitamente è sempre bagnato dal ruscello, anche oggi è cosi, vengo raggiunto da un ragazzo , facciamo qualche metro insieme poi lui ha più ritmo e lo lascio andare. Arrivo a san Giacomo, una bevuta alla fontana, il fumo dei barbecue riempie l’ aria e solletica le papille gustative. Non c’ è tempo per una costina il Redentore aspetta, cosi come aspettano le rampe per arrivarci. Incontro dei signori che fanno il loro tranquillo trekking, mi cedono strada ringrazio e proseguo. Questo tratto si manifesta in tutta la sua durezza qui si incontrano in primi gradoni che costringono la gamba a spingere per andare su. Arrivo a Pinalba e qui la seconda variante, anziché proseguire per la carrozzabile si va su verso l’ alpe Valneira, questo tratto rispetto all’ altro è meno corribile, un bel muro che va su dritto tagliando un pratone verde. Essendo meno trafficato questo sentiero è un pochino più difficile da seguire come traccia principale e sinceramente me lo ricordavo meno duro. Arrivo all’ alpe e attraverso il cortile tra i cani che sbraitano infastiditi. Poi il sentiero torna a salire per diventare per un buon tratto più pianeggiante, anzi in alcuni punti scende per qualche metro. Lo sguardo va sulla pietraia a destra e viene da sorprendersi come la natura possa creare spettacoli cosi poderosi. Arrivo all’ alpe Fornelli e spiace vedere che ormai sono quattro pietre che stanno in piedi per miracolo con il tetto crollato, poi mi preparo psicologicamente alla pietraia sotto il lago. Son contento perché fisicamente reggo, il ritmo però non è dei migliori ma per quello si può lavorare, i pietroni che affronto non li patisco tanto e arrivo in pochi minuti al laghetto. IMG-20170702-WA0001[1]Qui Alessandro fa svoltare per andare verso la cresta che da sul biellese. Oggi niente Bocchetta. Costeggio il lago Pasci e inizio a risalire lungo la cresta, alla destra il panorama sul territorio della provincia di Biella, panorama mozzafiato. Questo sentiero non l’ ho mai fatto, ma mi rendo ben presto conto di quanto sia duro, più che altro per la mancanza di regolarità, quando prendi il ritmo o una discesa o uno strappo più intenso te la toglie. Penso ormai di intravedere il rifugio, invece il percorso aggira una cima e si sposta verso destra, poi finalmente il rifugio appare. Lo raggiungo in pochi minuti e poi il tratto finale è solo più una formalità. In vetta pochi intimi, giusto per dare un cronometro alla corsa. Ovviamente c’ è sempre la stessa emozione che si prova a raggiungere il Redentore anche se reputo questo percorso più duro rispetto l’attuale, più che altro l’ ho trovato meno veloce, anche se tra i due preferisco l’attuale. Che dire, è stata una bella esperienza e un grazie a chi ha organizzato, visto che tracciare in montagna è comunque sempre più impegnativo. Non sarà stata una Momba ufficiale, ma io nel palmares me la segno. A presto.

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